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LEGA NORD/ Via il nome di Bossi dal simbolo del partito. Al suo posto "Padania"

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Il nome di Umberto Bossi scompare definitivamente dal simbolo della Lega Nord. Il nuovo logo del partito di via Bellerio è stato inviato nelle ultime ore a tutte le segreterie del Carroccio e della scritta “Bossi” nessuna traccia. Inoltre, nella circolare si raccomanda vivamente di utilizzare il nuovo simbolo “in ogni ambito”. Dopo il caso della foto del Senatùr cancellata dal sito internet (e poi ricomparsa) per problemi tecnici, almeno quanto spiegato successivamente da Maroni, è chiaro che la Lega sta comunque avviando quella nuova fase politica di profondo rinnovamento già annunciata al recente Congresso federale. Si comincia quindi dal simbolo dove adesso restano Alberto da Giussano, il suo scudo su cui è impresso il leone alato di San Marco con la spada e il libro chiuso e la scritta “Padania” nella parte inferiore. La circolare con il nuovo simbolo è stata spedita a “tutte le Sezioni e p.c. alle Circoscrizioni” riportando l’oggetto “Nuovo simbolo Lega Nord per l'Indipendenza della Padania”. In allegato ecco quindi la “comunicazione pervenuta dalla Segreteria federale” destinata “alle Segreterie Nazionali e Provinciali Lega Nord”: via il nome di Bossi e al suo posto la scritta “Padania”, a sancire una volta per tutte il necessario cambio di rotta dopo i tanti scandali che il partito ha dovuto affrontare. Eventuali polemiche vengono però subito raffreddate: secondo alcuni esponenti del partito, infatti, il nome “Bossi” era stato inserito nel logo solamente per le campagne elettorali, così come hanno fatto anche altri schieramenti. Quindi, ci si affretta a spiegare, non si tratta di una precisa volontà di eliminare il nome di Bossi, ma di un effettivo ritorno al simbolo corretto, così come previsto dallo Statuto. Chissà come la prenderà il fondatore ed ex leader incontrastato, che solo pochi giorni fa aveva detto in una intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano di essere ancora il capo e che “io e Maroni decideremo tutto insieme. Sono il presidente e siamo uguali”. 



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