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Politica

NAPOLI/ De Magistris? Quel che rimane della "rivoluzione" arancione

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La spazzatura, dunque, viaggia per nave e raggiunge mete lontane in Olanda e Germania dove si trasforma in ricchezza. A Napoli regge l’utopia della raccolta porta a porta anche se i risultati indurrebbero a un ripensamento. Nell’azienda municipale si assiste a un rovesciamento di presidente: Raffaele Del Giudice al posto di Raphael Rossi. Non è l’unico cambio di casacca della nuova era. Molto più scalpore reca l’uscita dalla giunta del pubblico ministero Giuseppe Narducci chiamato da de Magistris a vigilare sulla legalità degli atti. Ma un esercizio troppo formale della funzione e forse un allargamento non richiesto delle competenze rompe un sodalizio e forse anche un’amicizia.


Il feeling con la città resiste, complice la mancanza di alternative credibili, anche perché alle esternazioni roboanti buone a tenere contento il popolo arancione de Magistris accompagna una pragmatica sensibilità ai temi dello sviluppo del territorio come quello della cosiddetta “insula” proposto dal geniale gestore del patrimonio comunale, Alfredo Romeo. Insomma, una buona dose di massimalismo utile e concretezza quando serve. Una crescente affezione alla poltrona conquistata con stupore e l’allerta costante per il quadro nazionale dove vorrebbe e potrebbe giocare un ruolo da primario nel quadro di un centro sinistra perennemente in cerca di autori.

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