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NAPOLI/ De Magistris? Quel che rimane della "rivoluzione" arancione

Pubblicazione:venerdì 13 luglio 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 13 luglio 2012, 9.21

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Non era preparato a vincere. Si era infatti iscritto alla gara per diventare sindaco con l’obiettivo di dimostrare di valere almeno il doppio dei voti del suo partito di appartenenza, l’Italia dei Valori, e insidiare sul piano nazionale la leadership traballante del suo capo Antonio Di Pietro. Ma grazie alla controversa candidatura di Gianni Lettieri nel Pdl e al suicidio del Pd, che ha messo in campo il carneade Mario Morcone dopo che i campioncini Umberto Ranieri e Andrea Cozzolino si erano fatti vicendevolmente fuori alle primarie, Luigi de Magistris si è trovato di fronte al problema senza soluzione di governare Napoli e i napoletani.


Con 264.730 preferenze, il 65 del 50,57 per cento degli aventi diritto al voto recatisi alle urne per il ballottaggio, l’eurodeputato uscente e già ex pubblico ministero si ritrovava dove non avrebbe pensato e forse neppure sperato. Programma leggero, squadra improvvisata, grandi attese. De Magistris sfonda promettendo di scassare gli equilibri costituiti in una città già scassata di per sé. Ma lo slogan piace, tant’era l’insoddisfazione per le precedenti gestioni, e una marea di nuovi supporter si aggiunge agli originali essendo a Napoli sempre viva l’abitudine citata da Flaiano di andare in soccorso dei vincitori. Il neo sindaco non ha esperienza amministrativa ma dimostra di possedere fiuto politico. Decide di collegare il suo nome a un’opera notevole e chiude il lungomare alle automobili come un suo noto predecessore, Antonio Bassolino, aveva chiuso piazza del Plebiscito. Su questo esperimento e le sue implicazioni sull’economia del luogo si sta ancora discutendo.


In discussione ci sono anche i risvolti della famosa Coppa America che tanto Coppa America non è dal momento che a Napoli si sono disputate regate di seconda importanza. Ma il risvolto pubblicitario c’è stato e comunque si è applaudito alla volontà di fare e mettere in moto una macchina da molto tempo ferma e incapace di decidere. Resta irrisolto il problema del trattamento dei rifiuti – la tomba politica di Bassolino che fino alla crisi dell’immondizia aveva governato da vicere – in quanto mai e poi mai la rivoluzione arancione, il colore della nuova giunta, potrebbe accettare di accogliere in città un termovalorizzatore come invece ritenuto necessario dalla Regione e da molti altri soggetti.




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