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SVISTE/ I falsi storici di Scalfari

Eugenio Scalfari (Foto: InfoPhoto) Eugenio Scalfari (Foto: InfoPhoto)

Amendola morirà il 5 giugno 1980, ma fino agli ultimi mesi della sua vita continuerà, a testa alta, la sua polemica rovente, ricevendo da Berlinguer e compagni battute al curaro: “Strano il suo filosovietismo in Afghanistan e nello stesso tempo il suo appoggio a un rapporto privilegiato con Craxi”. Come Scalfari riesca a riportare come esempio di coerente unità di linea politica Lama, Amendola e Berlinguer sullo stesso piano, in quegli anni, è un autentico mistero giornalistico italiano. Ma il fondatore de La Repubblica sembra ancora più smemorato quando cita due uomini di sinistra che, recentemente, hanno indicato, a suo parere, una realistica svolta a sinistra di livello europeo: Alfredo Reichlin e Alberto Asor Rosa. Oggi si dichiarano riformisti e addirittura riformisti radicali. I riferimenti prima a Giorgio Amendola e poi ai due “vecchi” esponenti del Pci, farebbero pensare a una contiguità di pensiero, indurrebbero i lettori a vedere in questi due signori dei nuovi discepoli del pensiero di Amendola. In questo caso, consigliamo a Scalfari di andarsi a rileggere un libro di Nello Ajello ( un ex condirettore dell'Espresso) “Il lungo addio”, dove anche uno scolaro di prima elementare scoprirebbe che scambiare Reichlin e Asor Rosa, non come affini ma solo “lontani parenti” di Giorgio Amendola, fin dal 1964, sarebbe come sostenere che Massimo Moratti è un irruente tifoso della Juventus o del Milan. Le rivisitazioni storiche possono essere anche cosa di poco conto, visto l'andazzo degli studi storici italiani e il florilegio di luoghi comuni che circola per il Belpaese. Ma in periodi difficili come questi, occorre forse essere più precisi e non ridurre il dibattito politico e storico “un tant al toc”, come dicono a Milano. Sappiamo tutti le preferenze politiche e storiche di Scalfari e non abbiamo nulla da contestargli. Riferendosi al passato, lui pensa a “Giustizia e libertà”, probabilmente non dei fratelli Rosselli, ma il motto del Partito d'azione. Pensa a figure come quella di Norberto Bobbio. Anche in questo caso, si risparmi citazioni di Amendola, perché il grande “eretico” comunista diceva: “Bobbio dimostra di avere sempre una concezione aristocratica della lotta politica e di non conoscere le ragioni consapevoli che guidano la lotta politica e ideale delle forze popolari”. Amendola era certamente un personaggio irruente, spesso “sopra le righe”. Per questa ragione risparmiamo a Scalfari i giudizi che stilava, in taluni momenti, su La Repubblica, il giornale che ha fondato e condotto con successo. Per tutte queste ragioni, Scalfari eviti riferimenti storici approssimativi e lasci riposare in pace Giorgio Amendola.

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