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Politica

DEFAULT SICILIA/ Cosa sono le Regioni a statuto speciale?

La Regione Sicilia, a serio rischio di insolvenza, è, assieme al Friuli, alla Sardegna, alla Val d’Aosta e alle provincie autonome di Trento e Bolzano, a statuto speciale

Il governatore della Sicilia, Raffaele LombardoIl governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo

Il premier Mario Monti, che ha chiesto al presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo chiarimenti circa le proprie dimissioni (le avrebbe confermate, ma da quanto le ha annunciate ha nominato tre nuovi assessori e un dirigente pubblico che poi si è scoperto che stava in carcere per stalking) sta nutrendo, in questi momenti, un sentimento di preoccupazione misto a irritazione. E’ impensierito, ovviamente, dalla possibilità che, effettivamente la Sicilia faccia default; ma, laddove fosse individuato un piano di salvataggio per impedirle la bancarotta, difficilmente potrà tollerare che la Regione possa continuare a mantenere lo statuto speciale che gli ha consentito, in questi anni, di accumulare un numero stratosferico di dipendenti dirigenti con privilegi, benefit, stipendio, impensabili altrove. D’altronde, è dello stesso avviso Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, che ha di recente lanciato l’allarme. Chiedendo al governo di porre mano ai conti dissestati e ai bilanci tutt’altro che trasparenti onde evitare che la Sicilia diventi «la Grecia del Paese»; e, a proposito dell’autonomia, ha dichiarato: «il Paese deve intervenire anche superando gli ostacoli di un'autonomia concessa nel dopoguerra, in condizioni storiche e politiche ormai lontanissime, ma utilizzata da scriteriate classi dirigenti per garantire a se stesse l'impunità». L’ipotesi di un’ eventuale revisione dello Statuto speciale, in ogni caso, difficilmente prenderà piede anche nelle amministrazioni analoghe. Renzo Tondo e Augusto Rollandin, presidenti delle provincie autonome del Friuli Venezia Giulia e della Valle d’Aosta, e Lorenzo Dellai e Luis Durnwalder, presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano, partono da una posizione decisamente di forza rispetto al collega siciliano e sono tutt’altro che intenzionati a rinunciare alle proprie prerogative. Hanno preteso, infatti, di recente, sostanziose modifiche alla spending review, chiedendo «un concorso delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome al risanamento dei conti dello Stato basato su base pattizia, ovvero attraverso la stipula di accordi bilaterali, come già avvenuto negli anni 2009-2010», oltre alla «convocazione immediata» di tavoli bilaterali e introduzione nella revisione della spesa di una «clausola di salvaguardia, che sancisce il fatto che le disposizioni del decreto legge si applicano alle "Speciali" compatibilmente con quanto previsto nei rispettivi Statuti». Non è poco. Ma cosa prevedono tali statuti? Oltre alle province e regioni suddette, gode del particolare regime anche la Sardegna; la specialità conferisce in singolari garanzie di autonomia disciplinandone le competenze e le prerogative rispetto a quelle dello Stato centrale. I singoli poteri e peculiarità, vengono sanciti da decreti emanati sulle più disparate materie, dal trasporto ferroviario, al catasto, dalla modalità di esercizio del voto, alla finanza pubblica, dalle norme sui beni paesaggistici e culturali a quelle sulla previdenza complementare.