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POLITICA/ Vittadini: il coraggio di ricominciare

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Il parlamento (Foto: Infophoto)  Il parlamento (Foto: Infophoto)

Dagli esponenti riformisti dell’Intergruppo del centrosinistra ci si aspettava una inversione di tendenza rispetto ai gravissimi errori commessi dal loro schieramento nella seconda repubblica: l’abbandono del garantismo per un appoggio supino al giustizialismo, connivente con palesi violazioni delle leggi vigenti a riguardo di intercettazioni telefoniche, carcerazione preventiva e inchieste mosse per fini politici; il sostegno a un’ideologia vetero-statalista-clientelare e, nello stesso tempo, l’appoggio a oligopoli privati che hanno depredato i beni dello Stato con le privatizzazioni; la delega del pensiero a intellettuali sostenitori della finanziarizzazione dell’economia e dell’aumento della spesa pubblica. Invece stanno anche loro palesemente appoggiando un sedicente fronte popolare che in realtà è uno schieramento eterogeneo che continua a proporre i pessimi contenuti sopra menzionati e rischia quindi di affossare definitivamente il nostro Paese se finisse per governarlo. 

Il quadro è fosco e purtroppo realista: ma potrebbe non essere troppo tardi per una inversione di tendenza favorita dagli “intergruppisti” di entrambe la parti. Potrebbe non essere troppo tardi per opporsi ai politici senza cursus honorum, senza radicamento popolare, senza nobili ideali; ai giustizialisti; ai fautori della spesa pubblica clientelare e a quelli del liberismo selvaggio. Decretata la fine del bipolarismo della seconda Repubblica, rissoso e inconcludente, non è ancora troppo tardi per costruire insieme programmi che favoriscano libertà, intrapresa,  sussidiarietà e solidarietà nella scuola, nell’università, nella sanità, nell’assistenza, nel mercato del lavoro, nell’impresa e possono divenire contenuti di azione di un governo bipartisan. Questo potrebbe voler dire rompere con parte dei rispettivi gruppi dirigenti, ma meglio perdere la cadrega che la dignità.



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COMMENTI
15/08/2012 - su quali fondamenta? (Sandro Venturoli)

In questi anni si è sfarinato il concetto di comunità e con esso il carattere costitutivo della dimensione relazionale come luogo in cui sperimentare la propria unicità. Ciò che da identità è l'appartenere ad una comunità, non perfezionarsi allo specchio. Si è puntato sull'individuo autoreferenziato e autosufficiente a discapito della persona cosciente della propria interdipendenza dagli altri. Questo è avvenuto anche nel mondo cattolico. Quale genitore dice ai propri figli occupati e interessati degli altri perché tutto quanto accade nella nostra comunità di cittadini e di uomini ti riguarda. La politica, ridotta alla sostanza non è altro che la qualità della vita che si ricerca e propone per ogni componente la comunità di riferimento, in società complesse come la nostra ciò avviene attraverso innumerevoli mediazioni, ma il cuore, la centralità non cambia o non dovrebbe cambiare. Per ripartire occorre aver chiaro su quali valori e principi. Il cristianesimo ha introdotto nella storia delle organizzazioni umane e politiche un principio prima sconosciuto: in una comunità ogni componente ha uguale valore seppur profondamente diversi l'uno dagli altri e il limite della libertà è responsabilità e cura gli uni verso gli altri.Per un cristiano questi non sono valori proclamati ma vissuti, almeno tentati. E solo le biografie personali ne sono testimonianza. Visto che parliamo da e tra cristiani, partiamo da li per ritrovare il coraggio di ricominciare.

 
23/07/2012 - vittadini (luigi santambrogio)

Sì, bella analisi. Ma qualche esempio meno generico e più concreto su quali temi avrebbero dovuto lavorare e fare proposte (la scuola, il lavoro?) gli "intergruppisti" aiuterebbe loro e noi a capire un po' di più.

 
22/07/2012 - Giusto il giudizio. E allora? (GIUSEPPE FINOCCHIARO)

Difficile non concordare con il giudizio espresso dal Prof. Vittadini. Ma cosa fare affinchè le sue parole non rimangano "chiacchiere"? In questo periodo si è parlato del governatore Lombardo e degli evidenti sprechi della Regione Sicilia. Difficile non rimanere quanto meno sorpresi sul noto dato dei forestali, oltre 25.000, che potrebbero servire mezza Italia. Cosa dovrebbe fare un bravo amministratore? Mandarli a casa per risparmiare con la conseguente crescita del numero dei disoccupati. Dico questo perchè, ahimè, il chiaro giudizio di Vittadini non si realizzerà mai e, ancora peggio, per risolvere le gravi questioni del nostro tempo, del nostro lavoro, del futuro dei nostri figli e delle nostre famiglie, dobbiamo sperare nella politica. Come dire che siamo in un paese democratico ma che il popolo non decide più nulla. Io, a partire dalle difficoltà nel lavoro, ho cercato e trovato altre persone che, come me, volessero "aggiungere" all'impegno quotidiano di ciascuno un impegno comune che servisse a noi e a quelli che incontriamo. Per questo abbiamo fondato ASSORETIPMI, per favorire l'aggregazione fra le PMI che, come ormai ripetiamo da decenni, rappresentano oltre il 95% del nostro tessuto imprenditoriale. Basta parole, basta sperare nel cambiamento della politica. Io sono sempre pronto a ricominciare ma solo per fare "cose importanti".

 
21/07/2012 - ottima analisi (Sergio Conti)

Concordo moltissimo con l'analisi di Vittadini. La fotografia fatta è davvero realista. Non mi convince l'idea di soluzione, la trovo fumosa e ben poco concreta e perseguibile.

 
19/07/2012 - tempo della persona (antonio petrina)

egr. professore, anche per questo è tempo della persona, quando tutta la creazione soffre come nelle doglie del parto.

 
18/07/2012 - Cadreghe (Diego Perna)

Non voglio pensare che la dignità abbia meno valore di una poltrona, ma devo fare uno sforzo notevole, per non pensarlo. Non dico tutti i politici, ma almeno un paio, potrebbero aiutarmi.... a farmi cambiare idea.

 
18/07/2012 - FINALMENTE UN GIUDIZIO! (Gianni MEREGHETTI)

Finalmente un giudizio! Finalmente dopo tante chiacchiere che rimbalzano da destra a sinistra Giorgio Vittadini ha dato un giudizio chiaro su quello che sta succedendo in Italia e con il giudizio ha anche indicato la via da prendere per ricominciare da quel punto su cui sempre si è costruito dentro la storia, la positività del cuore degli uomini che sanno mettersi insieme e tentare di rispondere ai bisogni che condividono. Così mentre da destra e da sinistra si batte invano l'aria e si gonfia esopicamente il proprio orgoglio, Vittadini rilancia la strada maestra della sussidiarietà, la capacità di costruire che sta dentro la concreta vita del popolo!

 
18/07/2012 - Il bisogno di uomini così (claudia mazzola)

Grazie Vittadini, ce ne fossero il centuplo come lei!

 
18/07/2012 - Si chiama ultimatum (alberto fornari)

Questo di Vittadini si chiama "ultimatum". Il che vuol dire che, se questo coraggio con relativa opposizione al vecchio regime non emergessero, succederà qualcosa. Siccome non credo, purtroppo, che suddetti coraggio e opposizione sorgano improvvisamente nei cuori di chi ha infintamente dormito o soggiaciuto, mi chiedo: cosa pensa Vittadini di proporre in alternativa? E' ora di proporlo in modo chiaro. Cordialmente.

 
18/07/2012 - Che ne sarà degli "intergruppisti"?? (Ortensio Rampogna)

Caro Prof. Vittadini, giudizio chiaro, esplicito ed efficace che, servisse a qualcosa, mi trova pienamente concorde: dalle mancate riforme reali (salvo quelle "pro domo sua") del governo Berlusconi, nonstante l'ampia maggioranza di cui ha goduto, fino alla (a mio avviso) "farsa" della sua ricandidatura a premier! Solo una piccola constatazione sotto forma di domanda: ma l'anno prossimo, dopo le elezioni, quanti di coloro che oggi formano l'Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà saranno rieletti?? Non credo ne resteranno molti visto lo stato in cui questo palramento ha ridotto il nostro Paese e il nostro popolo! E visto anche l'esito delle recenti elezioni amministrative.... Astensionismo e protesta la faranno da padrone (purtroppo??).

 
18/07/2012 - “Avranno le mani mozzate” (Daniele Scrignaro)

Grazie per questa chiara e semplice sintesi della vicenda politica e, soprattutto, per la prospettiva indicata – ultima spiaggia di una uscita “democratica” dalla crisi in cui ci troviamo, crisi dell'umano ben prima che dell'economia. La dignità è stata persa nelle cose più elementari, in profondità: non mi risulta, infatti, che l'Intergruppo abbia preso pubblicamente le distanze dai tagli alla sanità nella revisione di spesa che invece non ha tolto un euro dai 12 miliardi per 90 cacciabombardieri (v. il blog di Antonio Socci). Di questi silenzi – gravi per la Dottrina sociale della Chiesa – ce ne sono stati altri, ripetuti, ad esempio, per lo storno di parti rilevanti del 5xmille e per i tagli alle scuole paritarie. E c’è stata la grande assenza dall’occasione per mettere la famiglia al centro delle scelte politiche. Questa deriva è stata favorita dallo "scollamento" dei politici dai rispettivi elettori, dalla mancanza di un rapporto sistematico e critico, di una modalità di elaborazione e valutazione del giudizio unitario e dei comportamenti. Non è, anzitutto, un problema di formule o di programma. «Ci si guarda intorno e si vede un sacco di gente che “ama la res pubblica”, fa il proprio dovere, ti aiuta se hai bisogno, ti chiede come va, si rimbocca le maniche e fa i conti coi sacrifici che l’aspettano. […] Ma è dalle loro mani, che non hanno nessuna intenzione di farsi mozzare, che viene la riscossa da ogni crisi» (Pigi Colognesi, qui, 19/12/2011).

 
18/07/2012 - Totalmente d'accordo (MAURIZIO BORGHI)

Concordo su tutto, è un tema che "mi scalda" e che spesso affronto con amici e conoscenti. Putroppo l'impressione è che (accade in politica esattamente come in altri settori) l'unica filosofia condivisa sia continuare "a mangiare" restando a tavola intanto che la nave naviga a vista. Anzi più il rischio che la minestra finisca è alto, più la voracità avanza e si cerca di prendere tutto quello che si può, finchè si può. Il coraggio di cui è il Prof. a Vittadini va messo subito in campo Se c'è qualcuno in politica che ha a cuore il bene comune (non solo con parole da pronunciare di fronte a platee televisive magari argomentando con ferrea e lesta dialettica), chi condivide il giudizio chiaro del Prof. Vittadini è il caso che faccia un passo in avanti ora. Forse il suo ruolo in politica può avere un senso in vista proprio di questi tempi. Cordiali saluti.