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STATO-MAFIA/ Napolitano: trovare verità su torbide ipotesi di trattativa

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Nel ventesimo anniversario della tragica strage di via D’Amelio in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede che sia fatta chiarezza una volta per tutte: “La contraffazione della verità è stata un umiliazione per tutti noi che rappresentiamo lo Stato democratico - ha scritto il Capo dello Stato nel messaggio inviato all’Associazione Nazionale Magistrati a Palermo -. Si sta lavorando, si deve lavorare senza sosta e senza remore per la sanzione di errori ed infamie che hanno inquinato la ricostruzione della strage di via D'Amelio”. “Si deve giungere alla definizione dell'autentica verità su quell'orribile crimine – ha aggiunto Napolitano - che costò la vita a un grande magistrato protagonista con Falcone di svolte decisive per la lotta contro la mafia”. Il presidente della Repubblica spiega inoltre che, “come ha fermamente dichiarato il presidente del Consiglio Monti, non c'è alcuna ragion di Stato che possa giustificare ritardi nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità, ritardi e incertezze nella ricerca della verità specie su torbide ipotesi di trattativa tra Stato e mafia. E proprio a tal fine è importante scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, difetti di collaborazione tra le autorità ad esse preposte, pubblicità improprie e generatrici di confusione. Su ciò deve vegliare tra gli altri il presidente della Repubblica, cui spetta presiedere il Consiglio superiore della magistratura: e deve farlo, come in questi anni ha sempre fatto, con linearità, imparzialità, severità”. Anche il presidente del Senato, Renato Schifani, ha parlato in aula del sacrificio di Paolo Borsellino: "A vent'anni da quel tragico 19 luglio 1992, ci è di conforto la consapevolezza di quanto di incisivo è stato compiuto nella lotta alla mafia sulla scia dell'azione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a cominciare dalla ribellione di parti sempre più importanti della società e dell'economia siciliana alle varie forme di ricatto e di oppressione del potere mafioso: dall'estorsione alla concorrenza sleale delle imprese colluse con la criminalità”. 


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