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VITTADINI/ 1. Bechis: dividersi resta ancora il sale della politica...

Pubblicazione:venerdì 20 luglio 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 25 luglio 2012, 18.24

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Tra le migliori idee circolate ci sono - lo dico da osservatore - quelle dell'Intergruppo, e in parte ne sono coinvolto perché con molti di loro (di destra e di sinistra) ho una amicizia di lunga data e una frequentazione abituale a scuola di comunità. Vittadini sostiene che l'Intergruppo è servito a poco (e che spesso professa principi poi negati nella pratica). A me è parso che spesso siano stati invece la risposta sana a casi come quelli di Brindisi. Una risposta al bisogno. Nel limite del possibile (perché un limite al possibile c'è) hanno ottenuto maggioranze trasversali sulla libertà di educazione, sul 5 per mille e su tante piccole cose. Hanno un'amicizia visibile che è in grado di cambiare il clima in modo palpabile nelle commissioni e in aula. Poi magari quando vanno in tv recitano altra parte. Piccolo peccato, perché la vita quotidiana è diversa. 

Per natura mia, fossi stato da una parte o dall'altra mi sarei preso parecchie libertà in più nei confronti dei leader, e penso pure che quella libertà presa avrebbe fatto gran bene anche alle stesse leadership. Non mi scandalizzo però di chi - forse sbagliando - ha avuto la preoccupazione di avere spazi per costruire più che ribalte per distinguo personali. Non avranno prodotto risultati memorabili, ma l'intenzione mi è sembrata sincera. Alla fine di tutto questo non credo che la soluzione sia unirsi per un bene comune che tutti percepiscono in modo sostanzialmente opposto (sì, l’idea principale della politica è il relativismo, e ci vorranno decenni per mutarla). Credo sia più sana la competizione fra quei modelli. Si chiedano solo a chi li propone le oneste ragioni. Si dia anche al popolo vera libertà di sperimentare quel modello e anche di cambiarlo con quello opposto. Non è libertà questa fredda melassa sul bene comune vissuta con il governo Monti, incapace come nessun altro di ascoltare il cuore e - perché no? - sentire anche la pancia di questo Paese. Mi auguro di tutto, meno che questa parentesi drammatica possa avere seguito...



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