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Politica

VITTADINI/ 2. Mauro (Pdl): ultima chiamata per l’Italia

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I partiti si spoglino di questa ambiguità e dicano e stabiliscano di fronte ai cittadini un impegno chiaro. Un’ agenda di riforme in cui sia chiaro chi ci perde e chi ci guadagna. Se stabiliamo dei criteri precisi attraverso i quali i partiti possono garantire la ripresa del paese, stiamo certi che chi ci ascolta comprenderà. Il tempo in cui viviamo è eccezionale, a questo tempo eccezionale si risponde con una presa di coscienza eccezionale. Ci è capitato un’altra volta nella storia recente, quando la guerra ci ha messo in ginocchio.

Finita quella guerra una classe politica che era separata, non dagli insulti, ma dalle pallottole, non dagli improperi e dalla satira, ma dalle bombe a mano, ha avuto la forza e la consapevolezza, pur sapendo di avere di fronte magari l’assassino del padre, del fratello o della sorella, di farsi carico del destino del paese.

Se noi non dimostriamo una maturità e una consapevolezza del genere, nel contesto dell’Italia prima e ancor più nel contesto dell’Europa poi, la luce che vedremo in fondo al tunnel non sarà quella della speranza, ma sarà quella del conflitto. Saranno i bagliori del conflitto, perché quello che accade sui nostri mercati non è diverso da quello che, attraverso le bombe e le cannonate, garantiva la prepotenza di uno stato su un altro 70, 80, 100 anni fa.

La storia ci chiede di essere veri, ci chiede di essere seri, di essere cioè umani dentro le circostanze che viviamo, di chiamare le cose col loro nome e affrontare gli impegni di questi mesi in modo incontrovertibile. Ciò che mi affligge è che il contesto mediatico nel quale viviamo ci fa pensare che i problemi del nostro paese vadano dalle dimissioni di qualche politico ai bisticci sulle intercettazioni. Il cuore vero dei problemi è spesso contraddetto da un uso scorretto dei media. Che ottiene l’effetto di far crescere in noi un senso di angoscia profonda. I problemi ci sono e sono posti dalla storia. I problemi della storia li risolvono gli uomini. Quindi più noi facciamo questo esercizio di verità e abbiamo la forza di andare a vedere come stanno le cose, più siamo capaci noi di dettare l’agenda, non solo ai media ma anche alla politica. Perché altrimenti la sensazione di svuotamento, d’impossibilità di reagire che degenera poi in quell’atteggiamento comunemente chiamato antipolitica, non ci fa capire neanche cosa sia l’antipolitica. L’antipolitica è l’amore del nulla, è nichilismo puro, è voglia di dissolvimento di una società. La società, lo stato, la politica sono il frutto di una libera scelta. Quando un problema non si risolve, se non vogliamo diventare preda dello scontro tribale, cerchiamo una mediazione, cerchiamo la figura del mediatore. Senza questa capacità di mettere in fila i problemi e trovare delle risposte l’uomo è nulla. Il problema quindi è far lavorare la politica: che la politica eserciti il suo compito, raggiunga le sue finalità. E quelle finalità hanno come esito ultimo e definitivo il miglioramento del nostro vivere.

 

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