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SCENARIO/ Bersani-Casini, "coppia di fatto" se...

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Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani (Foto: Infophoto)  Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani (Foto: Infophoto)

Non c’è parola che non si possa condividere nell’intervento di Giorgio Vittadini, se scevri da interessi di parte o - come dice qualche lettore nordico - di “cadrega”, altrimenti detta sedia. Credo che la contrapposizione sia il pane dei giornali, più che il sale della politica. La politica è in definitiva, pur nelle diverse visioni, l’arte di convincere la maggioranza, e se necessario o utile anche più della maggioranza stessa. L’arte di mettere assieme insomma, non di far scannare le persone fra loro per tenere in piedi la propria bottega. Sono i giornali, a ben vedere, che si fregano invece le mani quando i politici se le suonano di santa ragione, ma di questi tempi - fra i cittadini - non vedo tutta questa voglia di dividersi fra seguaci di Bersani o Berlusconi, vedo semmai tanta trepidazione per le sorti dell’Italia e la speranza che qualcuno di buona volontà ci metta una pezza, se siamo in tempo.

Ma qualche ulteriore interrogativo si pone, cui tenteremo di dare una risposta. Dopo «la fine del bipolarismo della seconda Repubblica, rissoso e inconcludente», registrata da Vittadini e sancita dai fatti, il «coraggio di ricominciare» potrà scaturire ora attraverso un diverso bipolarismo o - visto che non si tratta di un dogma di fede - si può addirittura ripensare una formula che ha dato così pessima prova di sé?

Il passo a parlare di sistemi politici e di legge elettorale, è breve, anche se - sono certo - scatta subito in voi quasi “in automatico” la voglia di cliccare sul mouse e passare oltre per l’astrattezza - presunta - del tema. Ma non è che quando uno sostiene che il fuorigioco è “di posizione” o “passivo” - faccio un esempio per gli appassionati di calcio - questi tecnicismi tolgano la voglia di parlare di pallone. Anzi, è proprio quando Biscardi parla di “moviola in campo” che si sublima la passione collettiva per lo sport nazionale.

Ecco il punto: la verità è che è andata smarrita negli anni la passione per il bene comune, ed è per questo, non per altro, che a parlare di sistemi politici e di legge elettorale viene l’orticaria a tutti. Poi però quando il Parlamento è ridotto come è ridotto, alla mercé dei 4-5 capi politici che hanno fatto le nomine, tutti sono pronti a lamentarsi. E il risultato è quello che vediamo: nessuno dei capi ha voglia di mollare. Non Berlusconi che torna, non Bossi che ancora minaccia di farlo.

Perché chi guida un partito, oltre a gestire la cassa in splendida solitudine, prende tutto e può premiare i fedeli con un seggio parlamentare. Per queste ragioni c’è da essere scettici sul fatto che questa legge elettorale (senza una clamorosa pressione dell’opinione pubblica) possa essere modificata da questi partiti politici che non hanno alcuna voglia di mettersi d’accordo e - alla fine della fiera - nemmeno di modificare un sistema che fa comodo a tutti. A tutti i padroni del vapore, almeno.



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