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SENATO/ Semipresidenzialismo, approvata l'elezione diretta del capo dello Stato

Pubblicazione:martedì 24 luglio 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

L'aula del Senato dice sì al semipresidenzialismo. E’ stato infatti approvato oggi per alzata di mano l'emendamento del Pdl alle riforme costituzionali che prevede l'elezione diretta del capo dello Stato, con i voti di Pdl, Lega e Coesione nazionale. La norma stabilisce dunque che il presidente della Repubblica è “il capo dello Stato” e che viene eletto “a suffragio universale e diretto”. L’articolo della Costituzione che viene sostanzialmente modificato è il numero 83, secondo cui “il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato. Rappresenta l'unità della Nazione e ne garantisce l'indipendenza. Vigila sul rispetto della Costituzione. Assicura il rispetto dei trattati e degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia a organizzazioni internazionali e sovranazionali. Rappresenta l'Italia in sede internazionale ed europea. Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale e diretto. Sono elettori tutti i cittadini che hanno compiuto la maggiore età”. L'emendamento approvato oggi in aula al Senato, che porta la firma del capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e del vice Gaetano Quagiariello, è il primo di una serie di emendamenti sul tema del semipresidenzialismo che in futuro verranno votati. I senatori del Pdl Giuseppe Pisanu e Ferruccio Saro hanno votato in dissenso dal gruppo, astenendosi e annunciando l’intenzione di farlo anche sui futuri emendamenti. “Sono favorevole al semipresidenzialismo - ha detto Pisanu intervenendo in Aula - ma ritengo che la strada seguita in questa sede sia sbagliata. Nella migliore delle ipotesi ci darà una bandiera da sventolare, posto che ci sia del vento, e non una riforma”. Per Pisanu quello è mancato soprattutto “un ampio dibattito preparatorio, un disegno organico e la ricerca di una maggioranza capace di sostenere fino in fondo” questo progetto. “Lo stesso errore politico – ha proseguito - è stato compiuto sull'emendamento sul Senato federale: si è fatto venir meno la maggioranza dei due terzi e compromesso così il cammino delle riforme al nostro esame. Non possiamo subire passivamente un esito così infelice che getta ombre di discredito”. 


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