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Politica

SEMI-PRESIDENZIALISMO/ 2. Il giurista: un "caso strano" che rilancia la politica

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Il semi-presidenzialismo, insomma, non rimane più una delle tante tesi sostenute dagli studiosi, ma diventa una proposta di riforma su cui una camera si è pubblicamente espressa in senso favorevole, assumendosi una specifica responsabilità politica innanzi all’opinione pubblica. Su questa opzione di riforma, allora, dovranno necessariamente pronunziarsi i movimenti e i soggetti partitici che si presenteranno al giudizio degli elettori alla scadenza – naturale o meno – della presente legislatura. Se questa legislatura, al pari delle precedenti, non diverrà quella “legislatura costituente” che molti, anche ai più elevati livelli istituzionali, avevano promesso, rimarrà comunque fermo un segno sufficientemente indicativo di un percorso riformatore possibile.

Questo segno, per di più, potrebbe diventare l’elemento catalizzatore di un nuovo movimento di aggregazione in cui si possano ritrovare tutti coloro i quali credono, senza ipocrisia di sorta, nella possibilità di sviluppare anche nel nostro ordinamento una democrazia davvero responsabile ed efficiente. E ciò potrebbe avvenire proprio mediante l’implementazione di una forma di governo che, ispirandosi al semi-presidenzialismo, sia davvero capace di reggere l’urto sia dei processi di mondializzazione, sia dei conflitti che animano la sempre più articolata esperienza dell’integrazione europea. La presente forma di governo ha avuto meriti indiscutibili nel progresso della nostra Nazione, ma, come dimostrano anche le più recenti vicende, appare sempre più logorata e sfibrata. In definitiva, un comune impegno per riforme istituzionali che restituiscano voce e autorevolezza alle pubbliche istituzioni è ormai indispensabile.

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