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VITTADINI/ 6. Un problema culturale, non politico: ma chi cura la nuova classe dirigente?

Il Parlamento (infophoto) Il Parlamento (infophoto)

Tutti dicono che bisogna ridurre la spesa pubblica ma c'è qualcuno del mondo della cultura che ha mai suggerito come fare? Qualcuno ha mai detto con convinzione che il problema della spesa pubblica sta nell’enorme quantità di personale assunto nella Pubblica amministrazione, personale che non possiamo permetterci, che spesso risulta inutile ed inefficace, mentre servirebbe altrove (la famosa e mai attuata mobilità). Per cui da una parte abbiamo il sistema statale italiano, che, a qualunque livello, dal centro fino al Comune, interviene con la preoccupazione non del servizio ma dell'ammortizzatore sociale, che solo in alcune situazioni può essere ragionevole. E dall'altro milioni di posti di lavoro occupati ormai solo da extracomunitari, nonostante la forte disoccupazione giovanile. È una verità che non si può dire. Forse perché il sindacato è talmente forte che tutti tacciono? O perché fa comodo a tutti? Non è solo un problema politico.
Siamo tutti d'accordo che c'è statalismo dovunque, anche nelle università, ma c'è qualcuno tra gli accademici che semplicemente sveli che tra le origini di questo statalismo si ritrova l'assunzione di docenti, che ovviamente, una volta assunti, devono tenere dei corsi e di conseguenza i nostri figli che vanno all’università spesso devono sostenere il doppio degli esami formalmente indicati nel piano degli studi?
Il punto è dunque nella debolezza di formazione intellettuale del nostro popolo, nella mancanza di uomini che abbiano visione, esperienza, educati a un bene più grande e capaci di individuare il nemico e di porre il problema della verità in ogni ambito di vita.
A proposito della capacità di individuare il nemico, un paio di mesi fa la Ducati è stata venduta all'Audi e i giornali di Bologna, nessuno escluso, assieme a tutti i sindacati, osannava i nuovi azionisti, un tipico esempio italiano che fa comprendere lo smarrimento in cu viviamo.
La politica è solo la punta di un iceberg che si assottiglia sempre di più se sotto si scioglie il ghiaccio dell’esperienza da cui attinge. Chi si è preoccupato finora di educare questa classe, questa élite? Chi aiuta a crescere i giovani e soprattutto a curare quelli che saranno la classe dirigente di domani? Non limitandosi ad esaltare solo i De Benedetti, i De Bortoli, i Giavazzi?
Ciò che si fa in tal senso a volte sembra una goccia nel mare. Ma sono certo che goccia dopo goccia, come è sempre accaduto nelle nostre città fin dal Medioevo, si ripartirà ricostruendo e mettendo mano alla realtà particolare di tutti i giorni, connettendola ad uno scopo ideale ed universale. In questa prospettiva è saggio, come fa Vittadini, esplorare, anche per la politica, nuove strade che favoriscano questa rinascita morale e culturale.

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