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IL CASO/ Rondolino: così l’antipolitica dI Grillo manda in crisi Di Pietro

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Non è più sulla cresta dell’onda. Dopo un primo momento in cui sembrava che sarebbe diventato il leader della nuova sinistra, nell’ultimo anno e mezzo la sua spinta propulsiva si è decisamente consumata. E’ nell’ordine delle cose che rientri nell’ambito che gli è più consono, assimilabile alla corrente di sinistra del Partito democratico.

Eppure, il suo partito ha espresso, tra gli altri, i sindaci di Milano e Genova

In realtà, Pisapia è emanazione della grande borghesia milanese di sinistra. Un avvocato socialista che avrebbe potuto candidarsi in qualunque partito. Doria, invece, rappresenta un’operazione a tavolino costruita da don Gallo. Credo che abbia conosciuto Vendola una settimana prima delle elezioni.

Crede che, a questo punto, l’alleanza con il Pd sia necessaria alla sua sopravvivenza?

Tutto sommato, potrebbe prendere anche un’altra strada. Non escludo una lista Idv-Sel-Fiom, ove il sindacato farebbe la parte del leone; oltre ad essere un’organizzazione potente e strutturata è ricca. Ci metterebbe, in sostanza, i soldi. Tale coalizione potrebbe disporre di un mercato elettorale notevole. Un’opzione del genere non mi pare meno verosimile di un accordo con il Pd e l’Udc.

In quest’ultimo caso, gli ostacoli alla convivenza tra Vendola e Casini sarebbero sormontabili?

In fondo, il primo viene dal Partito comunista, il secondo dalla Democrazia cristiana. Hanno entrambi un dna consociativo di antica tradizione.

Abbiamo dato fin qui per scontato il fatto che Bersani e Casini si presenteranno insieme alle elezioni. E’ effettivamente così, o lo senario è ancora in divenire?

Il ritorno in campo di Berlusconi ha accelerato il processo di consolidamento dell’asse. E’ pur vero che, se decidesse di fare un passo indietro, cosa che non si può escludere, per l’Udc si riaprirebbe l’ipotesi di un’alleanza con il centrodestra. 

 

(Paolo Nessi)

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