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SCENARIO/ Galli (politologo): ecco che lingua parlerà la Lega di Maroni

Pubblicazione:martedì 3 luglio 2012

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I governatori delle regioni settentrionali dovranno farsi carico di rappresentare il nord Italia in Europa, cosa che Monti non sta facendo. E, tessendo relazioni istituzionali con le grandi realtà regionali europee, dovranno contribuire alla fondazione dell’Europa dei popoli.

Ovvero?

Si tratta di una cosa ben diversa dalla revisione dell’attuale Unione europea, consistente in un super-Stato (o in sovra- Stato) di cui fanno parte tutti gli Stati nazionali. E’ un concetto che ha una tradizione teorico-dottrinale molto consolidata e che affonda le sue radici in Ordre Nouveau, una rivista cattolica francese degli Anni ’30, attorno alle quale gravitavano intellettuali quali Denis de Rougemont o Alexandre Marc. Essi teorizzavano la fondazione di un’Europa fondata sull’unione delle grandi unità regionali tradizionali del Vecchio Continente.

Il ragionamento portato alle estreme conseguenze sembra comportare la dissoluzione degli Stati

Infatti, è così. La Storia, per effetto dei processi insiti nella globalizzazione – che possono assumere le forme più svariate, quali le realtà sovranazionali come l’Ue, i movimenti d’opinione o il terrorismo internazionale - sta andando incontro ad una progressiva crisi dei vecchi Stati nazionali. La loro sovranità viene sempre più erosa. 

Ritirarsi da Roma come ha ipotizzato Maroni sarebbe funzionale ad un tale progetto?

Certamente. Accelererebbe il processo di dissoluzione dello Stato e, al contempo, la fondazione dell’Europa dei popoli.

In che modo la Lega, semplicemente abbandonando il Parlamento, potrebbe condizionare il governo?

Assumendo l’egemonia della “questione settentrionale”, quella differenza specifica, in termini soprattutto economici, dal resto d’Italia; dovrebbe diventare quel grande partito di raccolta in grado di intercettare consensi in maniera trasversale rispetto agli orientamenti ideologici ed etici, per rappresentare la difesa degli interessi territoriali sul modello dei partiti autonomisti classici. A quel punto, nel momento in cui - ad esempio - le centinaia di sindaci leghisti dovessero decidere di violare il Patto di stabilità (la revisione del quale è stata definita da Maroni la madre di tutte le battaglie), lo Stato si troverebbe di fronte una massa critica tale da dover scendere a patti.  

Se la Lega, nel 2013, decidesse, invece, di candidarsi alle politiche, con chi si alleerebbe?


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