Politica
martedì 3 luglio 2012
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Se escludiamo il repulisti primaverile, quella di domenica è stata la prima fase vera e propria della rifondazione leghista. Salvo qualche mugugno da parte di Bossi, che ha mal digerito il pensionamento, pare che tutto sia andato liscio. Maroni, infatti, è stato insignito della guida del partito. Come da programma, si dirà. Niente affatto: fino all’ultimo si è temuto l’agguato di fronde nostalgiche. Poi, la stragrande maggioranza dei 630 delegati presenti lo ha indicato come segretario federale. E adesso? Quale sarà il corso che la Lega assumerà sul fronte delle alleanze e dei contenuti programmatici? Lo abbiamo chiesto a Stefano Bruno Galli, politologo, docente di storia delle dottrine politiche all’Università statale di Milano, presidente di Eupolis Lombardia, e grande conoscitore del Carroccio.
Anzitutto, crede che il congresso di domenica abbia conferito a Maroni la legittimità sufficiente per governare il partito?
Maroni stesso ha fatto presente che non avrebbe mai accettato un incarico da segretario a mezzo servizio. Da questo punto di vista, direi che è uscito dal congresso vincente. La Lega, dopo le ultime vicende, necessitava di un progetto concreto e credibile. L’ex ministro dell’Interno lo ha saputo incarnare e illustrare, dando nuova linfa ai militanti e agli elettori. Certo, tra la Lega e il suo fondatore vi è sempre stata una completa sovrapposizione. Non aspettiamoci, quindi, che la nuova leadership sia altrettanto carismatica; come, d’altronde, accade in tutti i movimenti in cui al fondatore si avvicenda il successore. Sarà, tuttavia, capace di maggiore concretezza e prospettiva.
Bossi crede che si accontenterà della presidenza a vita? Qualcuno ha letto nelle sue polemiche di domenica il rischio di scissioni…
Cosa c’è nella sua testa può saperlo solo lui. Credo però che, dopo tutto quello che è successo, dovrà farsi da parte.
Come si caratterizzerà la nuova Lega?
Anzitutto, ci saranno cambiamenti sul piano interno. Si introdurranno processi di formazione e selezione della classe dirigente. Il partito, inoltre, si doterà di un codice etico. E di una comunicazione più efficace. Su quello esterno, invece, c’è uno schema di fondo incardinato sui due slogan scelti per le giornate congressuali. Sabato era “Per l’Europa dei Popoli” e domenica “Prima il Nord”.
Concretamente, come si declinano in un progetto politico?
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