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Politica

LEGGE ELETTORALE/ 1. Polito: la riforma del Pdl? Sembra un "pesce bollito"

Il presidente del Senato, Renato SchifaniIl presidente del Senato, Renato Schifani

Le opzioni sono diverse, ciascuna ha dei lati positivi, in particolare il doppio turno alla francese o il maggioritario secco con turno unico adottato nel Regno Unito. Ma anche lo stesso proporzionale spagnolo, basato su circoscrizioni piccole in modo da premiare i due partiti principali: nei fatti è un maggioritario perché assegna una maggioranza. Per non parlare della soluzione tedesca, più rispettosa della rappresentatività ma comunque in grado di individuare una maggioranza. La riforma proposta dal Pdl mi sembra invece un “pesce bollito”, in cui ognuno prende la stessa percentuale di voti e di seggi tranne il primo arrivato che ne prende un po’ di più.

 

Il “Porcellum” è un sistema maggioritario, ma non ha consegnato al Paese delle maggioranze stabili …

 

Il “Porcellum”, a differenza del “Mattarellum”, non è un maggioritario ma un sistema unico al mondo che assegna alla coalizione vincente la maggioranza dei seggi in una delle due Camere, ma non nell’altra. Il collegio è unico, e questo costringe una serie di forze anche molto diverse tra loro a mettersi insieme per entrare in Parlamento anche solo con il 2%. Non dimentichiamo inoltre che per ottenere il finanziamento ai partiti basta l’1%.

 

Le preferenze vanno reintrodotte?

 

La rivoluzione italiana del ’92-‘94 è partita come una ribellione contro il sistema delle preferenze, considerato come l’emblema massimo della corruzione e della partitocrazia. A indire il referendum contro le preferenze multiple fu Mario Segni. Craxi invitò gli elettori ad andare al mare, e invece votarono quasi tutti gli italiani e l’80% di essi disse sì all’abrogazione.

 

Perché togliere agli elettori la possibilità di scegliere?

 

Perché la competizione deve avvenire tra i partiti, e non tra i candidati della stessa lista. Il mio auspicio oggi non è un ritorno alle preferenze ma l’introduzione dei collegi uninominali, possibilmente di dimensioni non particolarmente grandi. In ciascuno di essi ogni partito presenta il suo candidato, e chi vince va in Parlamento. Questo si può fare con un turno secco, con due turni come in Francia o con una correzione proporzionale in base a cui i resti di chi ha perso nel collegio sono ricomputati alla fine su scala nazionale per favorire i partiti minori.

 

(Pietro Vernizzi)

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