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RAI/ Quei numeri scomodi di cui nemmeno i polemisti alla Rizzo parlano

Pubblicazione:martedì 31 luglio 2012

Il Cavallo di Viale Mazzini (Foto: Infophoto) Il Cavallo di Viale Mazzini (Foto: Infophoto)

Quando in una rete come Raidue il programma di maggior ascolto è il telegiornale, vuol dire che la programmazione è da buttare e da ripensare completamente. Bisogna tagliare i costi, smettendo di comprare insulsi format stranieri e tornare a produrre in casa. La RAI  ne ha ancora gli strumenti, tanto dal punto di vista ideativo, quanto da quello tecnico, con un consistente risparmio che può venire dal taglio netto agli appalti esterni.

Su due punti – invece – l’argomentazione di Sergio Rizzo dovrebbe essere ribaltata. Il primo è la vecchia e trita accusa che i dipendenti Rai siano troppi. Quelli a tempo indeterminato – secondo gli ultimi dati resi pubblici dalla Rai – sono 10196 (dei quali 1652 giornalisti), contro i 23mila della Bbc e i 26600 del sistema pubblico tedesco costituito da Ard e Zdf. Molto meno della metà, quindi, di simili esperienze straniere.

Per mandare in onda 14 canali televisivi, 7 canali radio, per complessivi 123mila ore annue di trasmissione oltre a Televideo e ai contenuti internet, non sono poi così tanto. E in più solamente una radiotelevisione di servizio pubblico può mettere in onda 21 telegiornali e GR regionali, comprese trasmissioni per le minoranze linguistiche in tedesco, francese e sloveno. Trasmissioni che non possono certo fare reddito, come invece fanno Mediaset, La 7 o Sky.

Sono numeri scomodi questi, che nessuno dei polemisti in servizio permanente effettivo contro la RAI tiene nella dovuta considerazione. Come pure non si tiene sufficientemente presente che praticamente tutti i servizi pubblici europei sono finanziati dal canone e che quello Rai con i suoi 112 euro è il più basso di tutti. In Austria, all’estremo opposto, si pagano ben 265 euro a famiglia.

Quello che differenzia la Rai dalle consorelle dell’Eurovisione è il tasso di evasione del canone, del 5 per cento in Germania e Gran Bretagna, dell’uno appena in Francia, del 26,71 nel Belpaese, con paurose punte del 44 per cento in Calabria e del 42 per cento in Sicilia. Nel dibattito pubblico una soluzione alla piaga dei “furbetti del canone“ si è affacciata da tempo, ed è inserire questo contributo nella bolletta elettrica, come all’estero accade in parecchie nazioni da anni senza che nessuno si stracci le vesti, né senta minacciato il libero mercato…


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COMMENTI
31/07/2012 - la Rai è un servizio pubblico ... (celestino ferraro)

Potremmo anche sperare che le minoranze linguistiche, abbondantemente foraggiate dallo Stato Italiano per le Regioni a statuto speciale, possano comprarsi un quotidiano in lingua che più preferiscono, sgravando così la Rai da un compito inutile.