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RIFORMA ELETTORALE/ Il giurista: ecco perché Napolitano fa bene ad avere "fretta"

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Il presidente della Repubblica, ritenendo la questione determinante per il corretto funzionamento dei meccanismi istituzionali e perché si ripristini interamente la legittimità della politica, ha espresso, ieri, il suo rammarico per l’assenza di una proposta di legge elettorale condivisa dalle principali forze del Parlamento. Nonostante poco più di 20 giorni fa avesse sollecitato i partiti a trovare tempestivamente un accordo. «Nei giorni scorsi – ha precisato - anziché chiarirsi e avvicinarsi, le posizioni dei partiti da tempo impegnati in consultazioni riservate, sono apparse diventare più sfuggenti e polemiche». Un problema che travalica la mera dimensione formale, dato che, secondo il capo dello Stato, l’emanazione di una legge elettorale condivisa contribuirebbe a far riacquistare credibilità al Paese sul piano internazionale. Per inciso, qualunque modalità elettiva dovesse, eventualmente, risultare come frutto dell’intesa tra i partiti, non potrebbe mai rappresentare la chiave per le elezioni anticipate. Napolitano, infatti, ci ha tenuto a sottolinearlo, spiegando che a lui soltanto è attribuito il potere di sciogliere le Camere. Ed è tutt’altro che intenzionato a farlo. Resta da capire se la proposta di riforma elettorale elaborata dal Pdl, al di là delle polemiche relative al metodo con cui è stata presentata, possa rispondere alla esigenze indicate dal presidente. Giulio Salerno, illustrandone i connotati, individua le ragioni che rendono l’abbandono del sistema vigente quanto mai urgente.

 

La presentazione di una proposta “definitiva” e allo stesso tempo “aperta” da parte del PDL contribuisce a chiarire i termini della questione relativa alla riforma del sistema elettorale. E’ noto a tutti che senza una riforma del vigente sistema elettorale le nostre istituzioni politico-rappresentative sono destinate ad un’involuzione forse inarrestabile. Il proporzionale, senza preferenze e corretto dal premio di maggioranza alla coalizione vincente, ha prodotto molti danni con ben pochi benefici. I partiti non sono stati “educati” alla competizione bipolare, ma hanno variamente strumentalizzato a loro esclusivo vantaggio le opportunità offerte dalla legge elettorale. I candidati sono stati selezionati in modo pressoché arbitrario, con esiti davvero incresciosi per la qualità e la serietà dell’intera classe politica. Gli apparentamenti pre-elettorali sono miseramente falliti o subito dopo le elezioni o alla prova dei fatti al momento dell’assunzione delle scelte di governo.



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