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VITTADINI/ 9. Farina (Pdl): una spinta a non contemplare il proprio ombelico

Renato Farina (Infophoto) Renato Farina (Infophoto)

E allora? Che compito abbiamo? Piccola analisi. Esiste una fortissima crisi della rappresentanza, che è il vero guaio della politica. Il disastro morale di cui parla il Papa (e non buttiamo via la parola “morale”, non lasciamola in balìa dei moralisti) è la rottura del rapporto tra l'io e il senso religioso, la privatizzazione e perciò l'insignificanza del “quaerere Deum” di san Benedetto sostituita con la caccia al potere. Questo a ogni livello micro e macro, familiare e sociale. In politica questo si palesa con  la rinuncia programmatica alla possibilità di perseguire il bene comune (Tommaso) per conquistare il dominio della “volontà generale” (Rousseau). Non sono teorie: è la descrizione della guerra civile ancora senza sangue che coinvolge oggi l'Italia (e l'Europa).

Quale risposta? È un lavoro, un cammino. La questione è quella della persona, e guai a ridurla a slogan. Ciascuno (io!) è chiamato al Tribunale (ahi), ma non quello del Palazzo di Giustizia di Milano, bensì quello evocato da Pietro davanti al Sinedrio: “È meglio obbedire a Dio che agli uomini”. Io non vedo nessun Dio e nessun Tribunale al di fuori dalla fraterna e dura amicizia espressa dalla richiesta di Vittadini e di tanti che si sono sentiti “narrati” dal suo articolo. Il tempo del Meeting è una fortissima occasione per ricominciare. Lì a noi dell'Intergruppo tocca non tanto e non solo presentarci orgogliosi o abbacchiati, ma da uomini tra uomini, rimettendo in gioco il nostro io e perciò il noi, senza cui siamo meno che paglia in agosto.

Mi rovescio in testa l'avverbio fatale: ma “concretamente” che vuol dire? Mi sento parecchio nudo. Io quello che posso mettere sul tavolo comune, come prove per il Tribunale, sono le mie visite nelle carceri, il battere il martello della libertà religiosa in qualunque ambito sia possibile. Nell'Intergruppo queste mie minime opere, condivise soprattutto con Alessia Mosca, trovano accoglienza e sostegno; così come la geniale passione per il lavoro e le imprese di Vignali in complicità con Cazzola, De Micheli e Treu; la tenacia di Toccafondi per i finanziamenti alle scuole libere; la forza di Lupi nel trovare le strade per affermare queste proposte dinanzi alle sordità di partiti e governo che trova sponde in Alfano, Letta, Chiti e Sposetti; il lavoro diuturno di Forlani per trasferire la cultura della sussidiarietà in Parlamento e in scuole per i ragazzi; il coraggio sui temi della famiglia di Saltamartini e Vaccaro.

Mio Dio, mi sono messo di nuovo a esibire la mercanzia dell'Intergruppo? Forse no. Mi accorgo che mentre scrivevo, prima che alle opere, pensavo a dei volti, a delle persone. Stavolta ho parlato di persone. La questione è questa. La persona. Anche quella dei politici. Il quid messo finora in ombra è proprio questo, mica poco. Santa Caterina da Siena mi è stato insegnato dicesse: “Se sarete quello che dovete essere incendierete il mondo”. Se saremo persone consapevoli della nostra umanità, e cioè alla fine “inviati” (vedi sopra), magari non incendieremo il mondo,  non subito almeno, ma daremmo più luce a questo oscuro teatro politico.

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