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CDA RAI/ Minoli: è un problema di governance non di consiglieri

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Si, perché il direttore generale non è un amministratore vero e proprio, ma dispone esclusivamente del potere di proposta. La volontà gestionale si realizza, così, attraverso il concerto tra la volontà del direttore generale e quella del Cda. Per colpa di questo sistema, da anni, ormai, assistiamo ad una guida e a risultati modestissimi. Del resto, si immagini un giornale con 9 direttori. Secondo lei, come andrebbe a finire?

Che il giornale non uscirebbe…

Ecco, appunto. I programmi, invece, in onda ci vanno. Ma solo per miracolo. Perché in Rai c’è ancora gente capace, che conosce l’azienda ed è appassionata al proprio mestiere.

Quindi?

C’è da sperare che tale modello venga corretto. E che, come è stato preannunciato a più riprese, il Cda deleghi una serie dei suoi poteri al presidente Tarantola, in modo che la maggior parte delle decisioni operative venga assunta di concerto tra lei e il direttore generale.

Posto, quindi, che tali deleghe le siano conferite, quali sono le sfide principali che si dovranno affrontare?

La Rai, anzitutto, si dovrà adeguare all’era moderna, connotata dalle multimedialità e da una molteplicità di piattaforme integrate. Si dovrà dar vita ad una progettualità editoriale che declini l’idea del servizio pubblico all’interno delle nuove possibilità tecnologiche. Un compito decisamente arduo. Anche perché, negli ultimi15 anni, si sono avvicendati tre governi di centrodestra, 2 di centrosinistra, decine, tra direttori generali e presidenti; ma i palinsesti sino rimasti sempre gli stessi. A parte il tormentone “Santoro sì-Santoro no”, i programmi sono sempre quelli. Vuole dire che la Rai ha un gigantesco problema editoriale.

Non crede anche che si dovrebbe dar vita a qualche forma di spending review?

Sicuramente, il problema esiste. Come del resto dappertutto. Ma è anch’esso legato alle intenzioni dell’azienda rispetto al proprio progetto editoriale. Occorre, cioè, razionalizzare la spesa per concentrarla sul prodotto e non sulle strutture di supporto. Il core-business della Rai è rappresentato dalla televisione e dai programmi che vanno in onda. Invece, troppe risorse, umane ed economiche, sono dedicate al marketing, alla gestione o al controllo. Manca, però chi crea il prodotto. Tant’è vero che la maggiore parte dei programmi vengono realizzati all’esterno.  

 

(Paolo Nessi)



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