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GALLI DELLA LOGGIA/ Barcellona: alla gente non interessano i "cattolici" ma il senso della vita

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Proprio per questo credo che la prospettiva vada completamente rovesciata. Non sono i laici a dover costituire il tribunale della storia che giudica l’attuale presenza del mondo cattolico, ma sono le persone che vivono soffrendo una miserabile quotidianità a chiedere alla Chiesa cattolica perché resta titubante e incerta rispetto allo scandalo del presente. Se un bambino muore durante una gita scolastica e un altro si frantuma in mille pezzi sbattendo contro un cavalcavia con la sua moto potente, la domanda che si pone la gente comune è quella del senso del male nel mondo e del silenzio di Dio. Come davanti allo sterminio dell’Olocausto, la domanda che ci insegue, togliendoci il respiro, è quella che molti credenti si sono posti: dov’eri tu, o Dio misericordioso, quando questo scempio dell’uomo si veniva compiendo con lo sterminio di massa o con la morte improvvisa di una giovane vita che lascia i genitori nel deserto affettivo di una perdita incolmabile?

Non dobbiamo giudicare la Chiesa e il mondo cattolico, di cui comunque anche i non credenti fanno parte, ma dobbiamo interrogare la Chiesa sul perché il Dio che essa professa resta così indifferente alle tragedie della vita umana. Certo rispetto a questa radicalità delle domande, il “Cortile dei gentili”, gli incontri di Todi, le manovre politiche, certi editoriali, appaiono miserie inconcludenti, un vero e proprio accecamento dello spirito. Ma proprio per questo bisogna andare oltre questa mediocrità contingente, alimentata da opportunismi e strumentalizzazioni, da ambizioni personali e piccoli desideri di rivalsa. 

La voce più forte che ho ascoltato in questi ultimi anni in cui anch’io ho sperimentato il dubbio e la disperazione è quella che viene da alcune grandi testimonianze artistiche che mostrano assai più di tante altre espressioni il senso tragico di un rapporto con Dio che non può essere perduto nella chiacchiera politica. Penso allo straordinario film Gli uomini di Dio, in cui un gruppo di monaci vive l’esperienza della condivisione del dolore del prossimo e testimonia sino alla morte la fedeltà al messaggio di Cristo dell’amore oltre ogni limite. La sobrietà della vita dei monaci, la semplicità del loro comunicare sulle questioni di fede, la loro preghiera semplice e austera, l’intensità dei loro rapporti affettivi, la sobria bellezza della loro comunione sono più eloquenti di qualsiasi omelia e di qualsiasi comunicato della Conferenza episcopale. La straordinaria consapevolezza del voler fare della volontà del Padre la misura di ogni condotta rende quei monaci incarnazioni viventi del Verbo dell’Amore, dell’amicizia, della fraternità con i diversi e gli stranieri. Come sempre, l’exemplum di una esperienza è un paradigma di vita che non si può tradurre in concetti astratti o in teorie sul bene e sul male. A chi non si è commosso vedendo i monaci allontanarsi nella neve sotto la spinta del mitra del terrorista che li conduce a morte, a chi non si è commosso vedendo queste fragili figure umane, piene di paura e di speranza, scomparire nel turbinio della neve, io penso che non ci sia nulla da dire. Se sei così indifferente al richiamo della trascendenza, resta pure tranquillo a curarti dei tuoi affari.

 



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COMMENTI
08/07/2012 - libertà (Pierluigi Assogna)

Dove era Dio durante l'Olocausto? Stava rispettando la libertà dell'uomo. Badiamo bene che solo un universo creato da un Dio trascendente può consentire la libertà e quindi la responsabilità di una creatura che è nel mondo ma non è del mondo. Un universo deterministico o un universo casuale semplicemente non possono generare un atto libero e volontario. Un universo-dio assumerebbe necessariamente su di sè tutta la libertà e responsabilità.

 
06/07/2012 - Cattolici e politica (CARLA VITES)

Ma non è possibile che il tragico errore sia proprio tutto qui? Nell’ostinarsi a non riconoscere che, anche da parte ‘cattolica’ si tratti ormai quasi esclusivamente di un problema di gestione della camera dei bottoni dove l’aspetto di una reale alternativa dei cristiani non può prescindere dalla presa d’atto che la secolarizzazione propugnata a sinistra una volta ormai è stata ampiamente realizzata a destra da parte cattolica. Mi sono rimessa a leggere gli articoli di Baget Bozzo degli anni 80 e 90 dove rifletteva a partire dalla sua scelta di farsi sospendere a divinis piuttosto he rinunciare al suo impegno politico. Arriva addirittura a dire: ”E’ perché il mondo è il luogo stesso della fede, il suo destinatario, che non mi sento di stare in esso se non con un titolo laico”, e ancora: “è una tentazione grave per la chiesa di oggi offrire una certezza che non sia carica dell’incertezza che ci avvolge. Stare nel PSI era cercare un popolo senza certezza ma con interrogativi, con domande, con speranze”. Questo lo diceva nell’85. Dopo Tangentopoli si infilerà nelle fila di Berlusconi e con lui tanti cristiani cosiddetti impegnati, al solito, i cristiani, come detentori di un ‘prestigio’ umano - come diceva Baget B. -, anche se l’influenza morale della Chiesa nella società o quella dottrinale della medesima sul pensiero degli stessi cattolici, sono scarsissime. Questo è a mio avviso l’interessante problema che invece solleva Galli della Loggia con i suoi ‘richiami’ perentori ma dolenti.