BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

LEGA-PONTIDA/ Galli: quel "mito fondativo" che può riaprire la Questione del nord

InfophotoInfophoto

L’Istat ha appena anticipato i dati sul Pil del 2011. Malgrado la crisi il Nord cresce mediamente dello 0,8%, il Centro è fermo al palo, il Sud non cresce. Il Nord non ha problemi di debito pubblico, visto che in Lombardia la spesa pubblica è circa il 40% del Pil, come in Svizzera (mentre al Sud è mediamente oltre l’80% del Pil). E neppure di evasione fiscale: sempre in Lombardia è poco più del 12%, meno che nella Germania della Merkel (mentre in Calabria è l’86%). Questi sono i dati.

Il Nord oggi copre circa i due terzi del Pil e stacca un assegno, in termini di trasferimenti, di circa 60mld di euro a beneficio del resto del Paese. Recenti studi lo hanno ben dimostrato. E ciò certifica che lo spazio politico per rappresentare la Questione settentrionale c’è ed è grande come una casa. È uno spazio che solo la Lega può occupare. E garantirà il suo futuro. In una logica di tipo inclusivo, finalizzata a intensificare il dialogo, ampliare il consenso e trovare una vasta legittimazione politica in vasti settori dell’elettorato per puntare all’egemonia rappresentativa della Questione settentrionale (obiettivo sottolineato dal neo segretario della Lega, Roberto Maroni, in diversi passaggi del suo discorso di domenica scorsa), saranno promosse altre iniziative, come gli Stati generali del Nord.

Dietro questa dimensione economico-produttiva e dietro la vessazione fiscale – elementi che in sé definiscono l’identità politica della macroregione del Nord e sono peraltro condivisi dalla dottrina – si possono mettere tutti i riti, i simboli, i miti fondativi che si vogliono. Anche Pontida e il rito dell’ampolla. Non è un problema. L’identità politica – per definizione – corrisponde infatti a una costruzione immaginaria. Le iniziative – Pontida da un lato, Stati generali del Nord dall’altro – si collocano insomma su due piani diversi. Per questa ragione non è il caso di fare tante polemiche giornalistiche né psicodrammi collettivi.

 

© Riproduzione Riservata.