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SCENARIO/ Ostellino: il governo tecnico? Un "gioco" di poteri forti e Pm

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Non vedo altra spiegazione se non l’interesse personale di Berlusconi. Il suo governo, dopo aver ottenuto la maggioranza in Parlamento sul programma di stabilità finanziaria ed economica, si è dimesso. Mi chiedo cosa sia successo nel frattempo. Il sospetto che Berlusconi sia stato ricattato sorge spontaneo.

Su cosa?

Sul destino delle proprie aziende. Tanto più che, in un Paese ove la magistratura è quello che è, i processi sono facilmente orientabili per finalità politiche.

Da chi sarebbe provenuto il ricatto?

Da chi ha promosso la soluzione del governo tecnico. Non mi riferisco necessariamente al presidente della Repubblica che tale soluzione si è limitato ad attuarla. Ma a quella parte dell’establishment che aveva deciso che fosse giunto il tempo, per Berlusconi, di andarsene. Sia bene chiaro: io non l’ho mai votato né sostenuto e spesso non gli ho lesinato le mie critiche. Sta di fatto che si reggeva su una maggioranza espressa dagli italiani.

A chi si riferisce quando parla di establishment?

All’apparato burocratico-amministrativo italiano. Che, in fondo, è quello che ci governa. Qualsiasi esecutivo che non gli sia gradito è destinato alla paralisi per il semplice fatto che tale apparato è in grado di non far giungere sul tavolo dei ministri in carica i dati di cui devono disporre per poter decidere e agire. A tutto ciò  si aggiungono i cosiddetti poteri forti: le banche e il mondo dell’industria.

Non crede che più dei poteri forti italiani abbiano pesato quelli europei?

Non credo. Semplicemente, viviamo in contesto culturale in cui prevale la convinzione che l’Unione europea abbia il compito di risolvere i problemi che i Paesi poco virtuosi non sono in grado di risolvere da soli.  Il nocciolo della questione, tuttavia, non consiste nel devolvere quote di sovranità, ma di accedere ad una sovranità superiore.

Cosa intende?

Mi riferisco alla strada percorsa dagli Stati Uniti. Ove si realizzò una composizione mediante un patto tra Stati che consentì a ciascuno di mantenere quote significative di sovranità. Abbiamo, inoltre, l’esempio della Confederazione Elvetica. Qui, invece, si intende trasformare l’Europa in un nuovo Stato, con i difetti di quelli tradizionali – burocratici e dirigisti - per sostituire la politica con la tecnocrazia di Bruxelles. Non è la strada giusta, né per costruire l’Europa, né per tutelare le singole Nazioni. Tanto più che le soluzioni tecnocratiche sono tutt’altro che in grado di rispondere alle esigenze più impellenti.

A proposito, come valuta la spending review messa a punto dal governo? Chi la critica afferma che si tratti dei classici tagli lineari chiamati con altro nome…

Non sono scandalizzato tanto dai tagli lineari quanto dal fatto che ci stanno vendendo dei tagli da 4,5 miliardi di euro come la soluzione al problema di un debito da 2mila miliardi di euro. Non si rendono conto che, così, ci impiegheranno 200 anni? Oltretutto, ad oggi, non è stato mosso un dito per mettere a punto le uniche due misure per le quali si pensava che questo esecutivo fosse stato nominato. Ovvero, la radicale semplificazione legislativa e amministrativa, e la riforma della giustizia. I due elementi che maggiormente dissuadono gli operatori stranieri dall’investire nel nostro Paese.

 

(Paolo Nessi)

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COMMENTI
08/07/2012 - SCENARIO/ Ostellino: il governo tecnico? (alberto servi)

Gli interessi industriali di Berlusconi ci saranno pure stati ma un Presidente del consiglio con poteri così limitati che ci sta a fare ? Impossibilitato a fare qualsiasi riforma non può neanche sostituire un ministro che si comporta male, è vittima di un parlamento rissoso che ha traguardi diversi da quelli per cui è stato eletto ed è solo il "notaio" delle vergogne che ci vengono propinate. Ha fatto bene ad andarsene, io l'avrei fatto prima

 
08/07/2012 - Tirannide (francesco scifo)

Non sono dello stesso parere del commentatore sig. Crippa. Penso che quando si consegna il paese a dei curatori fallimentari ci sia poco da stare allegri: la liquidazione della ricchezza residua delle famiglie e l'espulsione delle aziende dal ciclo produttivo causata dal calo dei consumi e dalle nuove tasse porterà solo ad una economia di pura sussistenza ed a una nuova povertà diffusa. Un povero non può distribuire nulla al paese fuorchè la sua miseria. Il credere in questo governo, che agisce al di fuori di ogni regola democratica, calpestando consapevolmente la Costituzione, guidato da partiti ombra che non hanno il coraggio di presentare apertamente le loro scelte all'elettorato, è solo una pia illusione. Se vi può consolare continuate a sostenere questa politica come un cieco che corre al precipizio:John Locke scriveva molto chiaramente che quando potere esecutivo e legislativo sono in mano alle stesse entità, come avviene quando un governo decide solo con decreti legge, è tirannide.

 
08/07/2012 - Messaggio rassicurante ad Ostellino (Giuseppe Crippa)

Mi stupisce la sottovalutazione della spending review da parte di Ostellino: la messa in sicurezza del conto economico (entrate vs. uscite) annuale dello stato è il primo essenziale passo per ridurre strutturalmente il debito, non in duecento anni ma in dieci volte meno con la vendita – in tempi e modi opportuni - del patrimonio pubblico (terreni, palazzi, aziende a partecipazione statale, per tacere delle opere d’arte giacenti negli scantinati dei musei…) che è prudenzialmente valutato in 1800 miliardi di Euro, cioè quasi quanto l’attuale debito. Ovviamente ciò sarà possibile solo se la guida del prossimo governo sarà affidata ad una persona con la tempra per poterlo fare, ma questo lo vedremo nel 2013. Ostellino stia tranquillo: ce la posisamo fare ad uscirne nonostante i giornalisti e l’apparato burocratico-amministrativo che ci ritroviamo…