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SCENARIO/ Riccardi: all'Italia non serve un partito cattolico

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Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, è ministro nel governo Monti (InfoPhoto)  Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, è ministro nel governo Monti (InfoPhoto)

È fuor di dubbio una forza sociale; e può essere certamente più trainante di quanto sia stata fino ad oggi. Per «trainante» voglio dire fatta di persone che hanno il coraggio di spendersi nel quotidiano e nel concreto, sporcandosi le mani. 

Si parla continuamente di fine della Seconda Repubblica. Lei cosa pensa in proposito?

Stiamo assistendo alla sua fine. Io chiamerei Seconda Repubblica l’età di Berlusconi: è stata la sua età anche quando Berlusconi non è stato al governo; cioè l’età dei partiti personali e di un forte antagonismo. Personalizzazione della politica e antagonismo corrispondono solo in parte a un sentire cattolico, che da parte sua ha sempre insistito, pure nella differenza delle posizioni, sul bene comune nazionale. Questa è una eredità della Dc, che è sempre stata, al tempo stesso, luogo di scontri e di grandi mediazioni. Ora ci troviamo davanti ad una fase nuova, a un grande cantiere da costruire nel quale i «mattoni» del cattolicesimo rappresentano una parte fondamentale.

Che cosa le consente di dire che quella parentesi personalistica si stia concludendo?

Non è solo la «parentesi personalistica». È la stessa Seconda Repubblica che ha segnato il passo. Questo passaggio, anche per un atto di responsabilità dei partiti e dell’opinione pubblica, per nostra fortuna non sta avvenendo in un modo così cruento e consumatore di energie come fu quello dalla Prima alla Seconda Repubblica. Il governo Monti è l’attore principale di questa svolta? Gli storici lo diranno. Riflettiamo, intanto, sul fatto che questo governo è il frutto della responsabilità delle maggiori forze politiche presenti in Parlamento. 

Si parla di una nuova fase costituente e Marcello Pera ne ha prefigurato la formazione e il programma. Nel 1946 i cattolici ebbero molto da dire. Che cosa pensa, nel merito, di questa proposta?

Non mi voglio pronunciare sull’ipotesi di una nuova Assemblea costituente. Se però lei mi chiede come vedo il futuro, le posso dire che dopo il 2013 dobbiamo continuare l’opera di risanamento del Paese e dobbiamo farlo con molto coraggio e con molta forza. Vede, io penso spesso a ciò che disse Giuseppe Romita nel 1946, «o la Repubblica o il caos». Noi ci troviamo davanti da una parte a una Repubblica da ricostruire, e dall’altra al caos della disintegrazione. Naturalmente, in una ipotesi di ristrutturazione della casa della Repubblica penso che i cattolici abbiano idee molto valide.

Il dopo-Monti?

Io credo che la storia sia piena di sorprese e che lo spirito pubblico del Paese, nei mesi che ci attendono, possa essere capace di novità sorprendenti.

(Federico Ferraù)



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