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LEGGE ELETTORALE/ Sardo (L'Unità): la proposta Pdl è ragionevole, ora tocca al Pd

Pubblicazione:mercoledì 1 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 1 agosto 2012, 8.40

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Buona parte dei cittadini deve affrontare ogni giorno, a causa della crisi, tante e tali difficoltà che la collocazione della riforma della legge elettorale nella top ten delle priorità pare fuori posto. Eppure, il capo dello Stato si è sentito in dovere di rimbrottare i partiti per la loro incapacità di accordarsi. Sottolineando espressamente il proprio rammarico per il fatto che «a distanza di oltre 20 giorni lo sforzo da me sollecitato con lettera del 9 luglio non abbia purtroppo prodotto i risultati attesi».  Di recente, in effetti, a complicare il quadro è sopraggiunta la presentazione di una proposta di legge del Pdl; che, al di là del merito – premio di maggioranza al partito del 15%, sbarramento al 5%, preferenze per i ¾ delle candidature -, limita notevolmente i margini di trattativa. In ogni caso: perché insistere proprio sulla legge elettorale? Lo abbiamo chiesto a Claudio Sardo, direttore dell’Unità.

Come si spiega la nota di Napolitano?

E’ profondamente legata agli interessi del Paese. Tutti i partiti, pressoché indistintamente, hanno più volte manifestato il proprio disprezzo per l’attuale sistema elettorale. Se fossero indette nuove elezioni con la vecchia legge subirebbero, agli occhi dell’opinione pubblica, l’ennesimo crollo di credibilità e qualunque futura azione politica ne risulterebbe fortemente delegittimata. Le preoccupazioni di Napolitano sono, inoltre, dettate dalla tempistiche elettorali.

Cosa intende?

Entro, al massimo, settembre il capo dello Stato dovrà disporre di tutti gli elementi necessari (tra cui la nuova legge elettorale) per decidere se indire le elezioni in primavera o, anticipandole, a novembre. Non è escluso, infatti, che si produca l’ennesima ondata di crisi e che l’Italia si trovi costretta a fronteggiarla con nuove importanti misure. Ma, a quel punto, il governo tecnico non avrebbe più il tempo né la sufficiente legittimazione politica per predisporre una nuova manovra. Si tratterebbe di un compito assumibile esclusivamente da un governo democraticamente eletto.

Non crede che Napolitano tema anche l’astensionismo e il successo dei partiti estremisti?


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