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Politica

REFERENDUM ANTI-CASTA/ Il giurista: non taglia gli stipendi parlamentari, ma il rimborso per il "soggiorno a Roma"

Il “referendum anti-casta”, indetto da Unione Popolare, per l’abrogazione dell’art. 2 della legge 1261 del 1965, ha compiuto un altro piccolo passo. L'intervista a TONDI DELLA MURA

Immagine d'archivio (Infophoto)Immagine d'archivio (Infophoto)

Il “referendum anti-casta”, indetto da Unione Popolare, per l’abrogazione dell’art. 2 della legge 1261 del 1965, ha compiuto un altro piccolo passo. La raccolta delle firme si è conclusa. Se non ci saranno intoppi la Corte Costituzionale potrà valutarne l’ammissibilità dopo l’estate, dopodiché potrà essere calendarizzato al 2014 (non potrà avere luogo nel 2013 a causa delle previste elezioni politiche). «Ho notato una certa resistenza da parte dei mass media nel riportare la notizia – dice a IlSussidiario.net il professor Vincenzo Tondi della Mura, Docente di Diritto Costituzionale presso l’Università del Salento –. Si sta ormai sviluppando una comunicazione politica sul modello del samizdat, spontanea, basata su internet e fuori dai moduli ufficiali. Un fenomeno su cui riflettere e che presenta aspetti sia positivi che negativi. Ad ogni modo ritengo questa campagna referendaria utile e necessaria e non penso che sul piano dell’ammissibilità ci saranno dei problemi».

Professore, su cosa vuole andare a incidere, più precisamente, questo referendum?

Si tratta di un unico quesito, a mio avviso, “chirurgico”. Ovvero, non si va a intaccare l’indennità parlamentare prevista dalla Costituzione (Art. 69) e quindi non abrogabile tramite referendum, ma si mette in discussione una legge aggiuntiva. La 1261 del 1965 prevede infatti che venga corrisposta una diaria a titolo di rimborso spese per il soggiorno a Roma a tutti i parlamentari. A prescindere dal fatto se risiedono, partecipano o se sostengono realmente delle spese. Una misura del tutto irragionevole, anche perché ammonta a circa 48.000 euro annui per ciascun parlamentare.

Il vento dell’antipolitica è destinato quindi a soffiare sempre più forte?

Questo è certamente, lo dice il nome stesso, un referendum contro la cosiddetta “casta”. Antipolitico, se vogliamo. Ma in un momento di divaricazione istituzionale assoluta tra l’impianto tradizionale della forma di governo parlamentare e la società civile, l’antipolitica diventa una forma di protesta della società contro una classe politica che purtroppo si dimostra ancora contraria a ogni riforma e cambiamento. In altre fasi l’antipolitica era assai più ridotta.

Per quale motivo?