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UNIONI GAY/ Da Pisapia a Casini, la via morbida al matrimonio gay

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

Stabilità in vista del benessere dei figli e dei doveri di assistenza reciproca, controllo di un terzo imparziale in caso di separazione, utilità in chiave aggregativa dell’istituto matrimoniale rispetto alla società nel suo complesso sono tutti elementi su cui ragionare e valutare se reggono a fronte di un contesto che diventa sempre più “liquido”, con tutti i suoi pro e contro. Forse anche riscoprire il senso della differenza sessuale come elemento che consente di preservare quello che Habermas chiama “il cominciamento indisponibile di ogni essere umano” e Hanna Arendt la “natalità” come condizione di esercizio della libertà. Uomini nati e non programmati, uniformità e differenza come elementi dell’umano in quanto tale. La riflessione travalica così il giuridico per entrare nell’esistenziale, un campo da approfondire per giocare una partita verso il futuro e non di retroguardia. 

Uno Stato laico può certamente prendere certe direzioni, soprattutto se i proponenti intendono rafforzare in tal modo il loro fragile consenso, così come è logico che vi sia una parte del corpo sociale che invece continua a considerare certe scelte almeno come inopportune; avviamo un confronto su valori e forme giuridiche, facendo di necessità virtù. 



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COMMENTI
11/02/2013 - Unioni gay. (Lindo Caprino)

Non ci sarà mai nessuna virtù in questa pseudo necessità!