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LETTERA/ Beppe Grillo "riletto" da uno studente

Beppe Grillo Beppe Grillo

Lo Spettacolo è come Kronos, il dio greco che divora i propri figli appena nati per non esserne vittima: ogni tanto un pargolo “ingrato” (un comico, un giornalista o il direttore di un’agenzia di paparazzi) gioca al novello Zeus e tenta di uccidere la grande macchina che l’ha allevato, squadernandone le leggi e gli equilibri; ma la regola fondamentale è che il manico del coltello è nelle mani dei direttori dell’orchestra mediatica e, quando si ostenta un passo azzardato, si fa presto a tornare nell’anonimato, o a essere precipitati in qualche rivista da pochi spiccioli, un ostracismo che gli uomini dello spettacolo temono al pari dei segni dell’età. È questa la grande macchina dello spettacolo, con la stampa che lo insegue a vita, secondo la famosa esclamazione di Humprey Bogart nel film “Deadline”: “That’s the press baby, the press. And there’s nothing you can do about it. Nothing!”.

Per Grillo la cacciata dalla Rai rimase un’onta indelebile, uno schiaffo impietoso al proprio ego. E s’illude chiunque pensi che la ferita si sia rimarginata: tuttora si attendono gli assi di un leone da primo piano, ancora alla ricerca del palco da cui fu esiliato, di quel grande palco dal quale lanciare il suo ultimo “vaffa”, forse proprio a se stesso e all’ingenuità ridanciana – e spavalda – di un maledetto “Fantastico”.

Nel culto della propria immagine tradotto negli anni, il comico genovese ha imparato – sulla propria pelle – a conoscere le regole dei media; ha studiato come attirarli, come tendere il filo della fama sapendone mantenere la giusta tensione senza romperne la trama, per non cadere nuovamente nell’oblio e tornare alla ribalta; è divenuto esperto della cassa di risonanza del circo mediatico, in grado di allevare i propri fenomeni da baraccone e, con voracità e vigliaccheria, bruciare con un flash l’immagine delle personalità che aveva costruito.

Da sempre Grillo è anzitutto un uomo di spettacolo: vive, pensa e mangia – logicamente – sul palco e, per alcuni anni, è rimasto orfano del grande pubblico, della scena, di una “piattaforma” da cui lanciare l’invettiva del sabato sera di “Fantastico”. Nel lento scorrere del tempo ha cercato nell’ombra la rivalsa e per farlo è tornato dov’era nato: nei teatri, per rigettare la propria ira comica sui potenti (o solo sui più potenti di lui) stringendo un patto di fratellanza con il proprio pubblico. Ha reinventato il “vaffanculo”, il verbo pagano che gridava dal palco mentre il pubblico lo seguiva a ruota. Grillo, l’esiliato, l’unico capace di ascoltare gli umori – e i rumori – della pancia italiota, tanto satolla di politica, da volerla rinnegare con un’imprecazione e passare, in un giro di valzer, dalla parte delle vittime. 

Così Grillo imperversava nei teatri del Bel Paese per molti anni, prendendosela con tutto e tutti; nel 2000 saliva sul palco con una mazza e demoliva i computer che, diceva lui, rovinavano la vita e facevano a pezzi i nervi delle persone. Talvolta si comprende la potenza di uno strumento solamente dopo aver cercato di distruggerlo o, perlomeno, averlo combattuto. Così l’istrione di Genova, guardando i computer fatti a pezzi sul palcoscenico, si è accorto della forza della tecnologia e, soprattutto, della rete: uno spazio nuovo, di libertà virtuale ma verosimile; nessun palinsesto, nessuna censura e, finalmente, nessun presentatore impomatato e trapiantato dal Museo delle Cere di Madame Tussauds.

Da qui è partita la nuova parabola mediatica di Beppe Grillo, del blog e del Movimento 5 Stelle, con il comico genovese in tour per le piazze d’Italia a promuovere un nuovo business: due banchetti, due idee sui temi dei vecchi movimenti ambientalisti, alternativi ed extraparlamentari, trasformati dalle piattaforme 2.0 in una politica futurista e dell’avanguardia, dell’orto in casa e dei pannelli solari. Tutto dal basso. Una protesta contro il nucleare – attivista e contro i poteri forti - e una sulle manette alla casta, così la pancia del popolo, che Grillo ha studiato da sempre con perizia chirurgica, è incitata a tirare ancora due o tre uova alla classe dirigente – sempre dal basso, s’intende. E’ la politica “a cinque stelle”, la nuova proposta della politica nuova che vuole spazzare via i vecchi partiti ladroni.


COMMENTI
11/08/2012 - A tutto tondo (Daniele Scrignaro)

Sono dichiaratamente di parte perché conosco bene Luca Maggi, ma, come aficionado dell’”quotidiano approfondito” fin dalla prima ora, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare per questi articoli più da pipa e caminetto che non da metrò assiepata. Articoli non “mordi e fuggi”; che danno spazio alle motivazioni della conclusione dentro un percorso connesso. Magari con una ciliegina finale come qui è la citata intervista al giornalista israeliano, che dà l’ultimo tocco alla figura di un Grillo mattatore sempre, anche nel 5 Stelle. Articoli a tutto tondo.