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LETTERA/ Beppe Grillo "riletto" da uno studente

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Beppe Grillo  Beppe Grillo

Caro direttore,
          da anni la lente dei media tiene Beppe Grillo sotto stretta osservazione: i cronisti lo inseguono, i cameraman filmano e riportano al pubblico i suoi show dalle piazze di tutta Italia. Ma non tutti conoscono la genesi e la sua storia di uomo dello spettacolo, mentre la sua maschera di politicante è sempre sulla bocca dell’italiano medio.

Giuseppe Piero Grillo cominciò la sua carriera di comico negli anni settanta, grazie a un monologo improvvisato durante un provino; si esibiva sul palco de “La Bullona”, un teatro di cabaret di Milano che nel 1976 vide anche il debutto di Alberto Petrucco. Una sera del 1977 Pippo Baudo vide per la prima volta il comico genovese sul palco e decise di portarlo con sé nella scatola più famosa del mondo, per lanciarlo sul palco del programma quiz “Secondo voi” e presentarlo ai milioni d’Italiani che, ogni sera, inseguivano il biglietto vincente della Lotteria Italia.

Quando Grillo arrivò alla Rai, che a quel tempo era “La” televisione italiana, entrò nel mondo dei grandi ascolti come un sommovimento piccolo, ma roboante: scelse di essere un elefante in una cristalleria, vincente per quasi vent’anni, ma che ormai non rispondeva più alle richieste del pubblico. Un anno più tardi, nel 1978, Silvio Berlusconi avrebbe dato alla luce Mediaset, confermando, nell’ascesa a primo concorrente della televisione pubblica, l’intelligenza dell’intuizione di Grillo.

Sin dalle prime apparizioni emerse tutto il talento del comico genovese, dotato di un sarcasmo graffiante e capace di catturare la platea con performance esagerate, sostenute da una voce resa rauca dall’enfasi straripante dell’artista. I suoi numeri di cabaret satirico erano propri di un leone del teleschermo, che poteva scardinare per ore gli ingranaggi di una macchina televisiva ancora ingessata nei modelli degli anni Sessanta e che, dopo molti lustri, non rappresentava più la società italiana, ormai scossa e rivoltata dal ’68 e dai tumulti culturali degli anni settanta.

La forza di Beppe Grillo era, per l’appunto, di entrare negli studi televisivi che ancora portavano il marchio di fabbrica della televisione per famiglie e della risata alla buona, e introdurvi un punto di discontinuità nello stile comico che, da solo, sembrava già una rivoluzione televisiva.
Purtroppo, nel 1986, il comico fu cacciato dalla Rai per una battuta su Craxi e Martelli, pronunciata durante il programma “Fantastico”, che anticipò con ironia ciò che fu Tangentopoli: il grande processo della giustizia “all’italiana”, dove le parole di maggiore verità non furono ascoltate in un’aula di tribunale, ma in Parlamento, quando Craxi fece capire che – a ben vedere – nessun politico sarebbe potuto uscire da quell’aula con il colletto lindo e profumato.

L’onda di fango che il sistema dei partiti portava con sé stava per essere servita sul tavolo degli italiani, con la complicità – e il savoir-faire – di uomini importanti dell’establishment del Bel Paese: molti esponenti delle stesse elite che avevano pasteggiato con la Prima Repubblica si sarebbero finti a digiuno di fronte alla giustizia, giocando a inventarsi verginelle nei mesi della ghigliottina.

Grillo, nel gioco malato che fu Tangentopoli, fu un epurato speciale, reo di aver detto le parole giuste nel momento sbagliato: qualche anno più tardi Antonio Di Pietro ne avrebbe pronunciate di peggiori, ricevendo molti fiori e il “placet” del pubblico dei processi in diretta. Beppe Grillo fu dunque inghiottito dalla stessa cinepresa che sapeva ipnotizzare – come pochi – durante i programmi di Baudo, fu sconfitto dal mostro che lui stesso aveva pensato di riuscire a domare, con molta goliardia artistica e poca professionalità. E imparò a caro prezzo che il mondo dello spettacolo non fa sconti e che il codice non scritto dell’etichetta televisiva viveva – e vive tuttora – di regole pressoché invalicabili, nonché di un’anima restia a perdonare certi errori.



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COMMENTI
11/08/2012 - A tutto tondo (Daniele Scrignaro)

Sono dichiaratamente di parte perché conosco bene Luca Maggi, ma, come aficionado dell’”quotidiano approfondito” fin dalla prima ora, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare per questi articoli più da pipa e caminetto che non da metrò assiepata. Articoli non “mordi e fuggi”; che danno spazio alle motivazioni della conclusione dentro un percorso connesso. Magari con una ciliegina finale come qui è la citata intervista al giornalista israeliano, che dà l’ultimo tocco alla figura di un Grillo mattatore sempre, anche nel 5 Stelle. Articoli a tutto tondo.