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Politica

SCENARIO/ 1. Chi ha reso inevitabile il ritorno di Berlusconi?

Silvio BerlusconiSilvio Berlusconi

Una sinistra che non rompe con no global e no Tav e che rincorre una Cgil che rincorre la Fiom crea le condizioni di un rilancio del centro-destra come unica politica realistica e praticabile “nel” sistema e non incatenata ai Vendola dell’"immaginazione al potere".
D’altra parte Berlusconi deve fare i conti con numerosi e consistenti handicap. È un Berlusconi che ha alle spalle una storia di alleati persi: senza Bossi, Casini, Fini e Tremonti. Tutti traditori o incapacità di leadership politica?  I berlusconiani assicurano che finalmente avremo il Cavaliere libero e genuino che farà la famosa “rivoluzione liberale”. Ma la piattaforma del ’94 è ancora attuale? O non è piuttosto  un insieme di illusioni o comunque di idee da “fine della storia”, immaginate all’indomani della caduta del comunismo, legate al clima da “belle époque” dell’inizio anni Novanta quando si pensava che il mondo sarebbe diventato tutto liberista e democratico e che l’Italia potesse essere “smontata come un meccano”?

I principali punti di debolezza di Berlusconi sono in sostanza due: uno spostamento a destra e l’isolamento internazionale. L’impostazione “liberista” che non solo i Tremonti definiscono “mercatista”, ma anche l’intellettualità thatcheriana  di Londra considera da “capitalismo autodistruttivo”, lascia abbandonata molta area di centro che aveva portato il centro-destra a vincere in passato. È appunto questo che avvantaggia i concorrenti con una rinnovata attenzione del Pd verso l’area laica ed ex socialista e dell’Udc verso l’area cattolica ed ex democristiana. In particolare tutto ciò che era stato costruito negli ultimi anni dai ministri ed esponenti del Pdl “cattosocialisti” come consenso, attenzione e coinvolgimento in campo sindacale e imprenditoriale sembra venir vanificato e regalato a Bersani e Casini.

L’altro aspetto rilevante – insieme allo spostamento a destra – è il gelido isolamento internazionale nonostante le personalità di cui il Pdl dispone nello scacchiere internazionale, ma che sembrano oggi “consegnate in caserma”. Se nei prossimi mesi Berlusconi non riesce ad avere incontri internazionali bilaterali di rilievo, la campagna elettorale per la leadership dell’Italia è fortemente compromessa.
In verità questo handicap dell’isolamento internazionale coinvolge anche Pd e Udc. Ai vertici di Bruxelles non solo Berlusconi e Alfano, ma anche Bersani e Casini sono apparsi quale tifoseria in trasferta, partecipanti a vaste riunioni di cui sono membri di diritto, ma nessun leader europeo sembra averli presi in considerazione come  interlocutori diretti o su cui fare un investimento per il proprio futuro.

È invece su questo piano che indubbiamente Napolitano e a Monti appaiono in vantaggio in quanto sembrano aver tratto l’Italia da un sostanziale isolamento e di essere stati capaci di creare una rete di rapporti e di iniziative.
Le centripete del Pd e del Pdl debbono quindi fare i conti con la necessità di riuscire a risalire sulla scena internazionale. 

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