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Politica

SCENARIO/ 2. Il fantasma di Craxi "prepara" il secondo (e il terzo) governo Monti

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Anche chi appoggia questo governo, la “strana maggioranza”, in fondo non è tanto dissimile dall’immagine di uno studente impreparato che deve “fare i compiti a casa” per riparare “quattro materie” a ottobre. Bisognerà pure prendere atto di questa realtà. Ma è ormai anche un esercizio inutile tentare di stilare un elenco delle colpe: l’urgenza moralistica del 1992; la “congiura mediatica” berlusconiana che ha sconfitto la “macchina da guerra” occhettiana; il periodo berlusconiano; gli errori e le confusioni all’interno del centrosinistra. La realtà è quella che è. Ed è, notoriamente, più dura dei sassi. La cosiddetta “anti-politica” di Beppe Grillo da che cosa nasce? Le incursioni di Antonio Di Pietro anche contro il Quirinale da dove arrivano ? Il collasso del Pdl, l’incertezza del Pd, i contrasti di linea sulla cosiddetta destra e sulla cosiddetta sinistra da dove arrivano?

Ora, vedere in questo marasma politico e sociale la possibilità di una “coalizione che punti alla maggioranza assoluta”, è senz’altro una nobile e legittima aspirazione. Il problema è il come raggiungere questo tipo di aspirazione. Si usa la formula di un’alleanza tra centristi e riformisti. Quali sarebbero i centristi e i riformisti italiani, per favore, in questo panorama politico italiano? Quale sintesi si potrebbe trovare tra il “rigore” di Monti, la voglia di una politica di crescita, il neokeynesismo del responsabile economico del Pd e le intemerate vocazioni a una patrimoniale di una parte del centrosinistra? Lo stesso esercizio di contraddizioni laceranti si potrebbe trovare nel centrodestra. 

Beppe Fioroni chiude la sua intervista con questa frase: “Con il solo rigore si salva l’Italia. Ma se vogliamo salvare gli italiani dobbiamo aggiungere alla nostra visione responsabilità e speranza”. Anche se non si comprende bene questa distinzione tra l’Italia e gli italiani, si poteva aggiungere: sempre nell’ambito delle Nazioni Unite e nell’aspirazione di una maggiore integrazione dell’unità europea. Amen. Il problema, probabilmente, in un periodo come questo, non è una voglia di annunci, magari di un altro convegno e neppure le presunte mosse neo-craxiane di Pier Ferdinando Casini. Anche una nuova legge elettorale può lasciare il tempo che trova. O la democrazia italiana comincia a rinnovarsi partendo da un’analisi storica seria, prendendo seriamente in considerazione un nuovo assetto istituzionale che sia funzionale, ricostruendo un tessuto politico e sociale che risponde alle reali necessità di questi anni e del futuro, oppure saremo costretti ad avere una infinita catena di stati di emergenza e di “governi tecnici”.

 

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