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Politica

LEGHISMI/ Galli (politologo): come "spaccare" l'Italia senza far danni

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Con la caduta del Muro di Berlino crollano le ideologie. E agli inizi degli anni Novanta, in Italia, muore pure la Prima repubblica. Il tornante 1989-1994 è decisivo per il riemergere – in modo netto e inequivocabile – della Questione settentrionale e, di conseguenza, dell’idea di una macroregione del Nord. Richiama l’attenzione su questa realtà, proprio in quegli anni, la Fondazione Agnelli, realizzando un’importante ricerca:La Padania, una regione italiana in Europa (1992). Ricerca dalla quale viene fuori con chiarezza l’esistenza di una macroregione del Nord dalla fisionomia geo-economica e dalla vocazione europeista e federalista.

Nello stesso anno appare anche la ricerca di un politologo di Harvard, Robert Putnam: Le tradizioni civiche nelle regioni Italiane (1992). Le virtù civiche delle comunità territoriali della valle del Po risalgono all’esperienza storica municipale del XII secolo, caratterizzata da un sistema articolato di comunità volontarie territoriali. Si trattava di comunità fondate sull’autonomia, l’autogoverno e le libertà commerciali. Ciò rappresentò la maggiore alternativa al feudalesimo allora dominante nel resto dell’Europa, compreso il Sud Italia normanno. Questa esperienza storica, politica e istituzionale, ma anche economica, sociale e culturale, ha inciso nella mentalità collettiva – questa la sua tesi – sino a segnarla in profondità e a caratterizzarla in modo specificamente identitario.

È in questo contesto, segnato dagli studi della Fondazione Agnelli e di Putnam, che Gianfranco Miglio – allora coinvolto nell’avventura della Lega – rilancia il suo progetto della macroregione del Nord e delle tre Italie; non già nell’Asino di Buridano, pubblicazione che è solo della fine degli anni Novanta, come erroneamente ricorda la stampa in queste calde giornate d’agosto, commentando e analizzando la prospettiva della macroregione del Nord proposta dal presidente Formigoni. Una prospettiva peraltro largamente condivisa, che sta raccogliendo molti consensi trasversali.

Oggi non si possono chiudere gli occhi di fronte al fatto che il 70 per cento del Prodotto interno lordo – cioè del fatturato del Paese – viene dal grande Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia). E che il Nord annualmente stacca un assegno a beneficio di Roma e di tutte le altre regioni del Paese dell’ammontare di circa 60 miliardi di euro. Questa è la realtà, che certifica l’esistenza della Questione settentrionale, espressione di un’area geografica ed economica dalla forte vocazione produttiva, all’avanguardia in Europa. L’Istat ha da poco anticipato i dati relativi al 2011: mentre il Nord – che non ha problemi di debito pubblico e ha un’evasione fiscale assai modesta – cresce dell’1% malgrado la crisi, il Centro e il Sud sono fermi al palo.


COMMENTI
14/08/2012 - macroregione vs federalismo (francesco taddei)

sono convinto che il federalismo fiscale consenta alle lepri di camminare insieme alle tartarughe senza essere frenate, poichè concilia rigore e solidarietà. Con una macroregione si farebbe di tutto per non dirsi italiani. Sì sono fazioso, credo ancora in un'Italia unita.

 
14/08/2012 - Glocal - Complessità (giuseppe ravalli)

Non posseggo gli utensili e la competenza del prof. Galli, però credo che quanto da Lui affermato sia l'unica via d'uscita, indolore e Premiante. Parole come "leghismo culturale" (vedi più sopra commento Taddei) sono stucchevoli e faziose. Oggi dobbiamo essere Glocali, ovvero valorizzare localmente rafforzando le virtuosità territoriali per essere in grado di competere Globalmente (SWOT-ASA). Inoltre l'universalismo (basato su apoplanesi) non è la soluzione, tenere legati allo stesso giogo una lepre e una tartaruga non funziona più. Dobbiamo comprendere che il nostro è un territorio complesso dove le differenze sono molte e all'interno delle regioni vi sono molte comunità, ciascuna con le sue peculiarità Strutturali e Relazionali. Pertanto voler tenere tutti dentro un unico sistema produttivo fa male a tutti e non agevola nessuno. Ma come! parliamo tutti i giorni di diversità e che dobbiamo comprendere il diverso (colui che immigrato si trova sul nostro territorio e quindi deve essere compreso e integrato salvaguardandone le sue "tradizioni" xché altrimenti prevarichiamo e colonizziamo culturalmente) e poi non riusciamo a comprendere quali sono le diversità delle singole nostre comunità locali e che per tenerle insieme diventa indispensabile fornire a ciascuno le proprie lenti così da poter leggere in maniera nitida senza sfuocature il proprio percorso di Crescita! Sono ovviamente favorevole alla Macroregione del Nord e RINGRAZIO il prof. Galli per il prezioso contributo.

 
14/08/2012 - d'accordo con il commento precedente (francesco taddei)

Sono contrario alla macroregione! la comunità di destino si realizza con un'idea di giustizia sociale e il federalismo sin qui approvato in parte ne risponde: a ognuno il suo e solidarietà, senza frenare chi può andare più veloce. la macroregione spezza l'italia senza se e senza ma(essendo poi un territorio grande come l'austria), poi con il leghismo culturale che c'è da vent'anni alla fine questa istituzione vivrebbe di sentimenti anti-italiani.

 
14/08/2012 - Sì ma anche no (Alberto Consorteria)

Non sono del tutto convinto: forse c'è una comunità d'interessi, non di destino. Comunque, così com'è, non va. Il Piemonte ha conquistato il Sud e ha mandato i suoi prefetti. Oggi, tramite il feudalesimo delle raccomandazioni, romani, napoletani e siciliani hanno in mano 3/4 dei lavori pubblici. Vediamo con che risultati... Qualcosa va fatto.