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LEGHISMI/ Galli (politologo): come "spaccare" l'Italia senza far danni

Pubblicazione:martedì 14 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 14 agosto 2012, 16.01

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Baviera e Grecia sono dunque due dimensioni concrete che nascono dalla frattura prodotta dallo sviluppo duale della Penisola. Il problema – dal punto di vista politologico – risiede nel fatto che chi ha inteso governare questo Paese non ha mai fatto i conti sino in fondo con il Nord, se non attraverso la vessazione fiscale. E tuttavia, di fronte alla crisi economica in atto, oggi il Nord non può più permettersi il lusso di trasferire ingenti risorse al Mezzogiorno e neppure di sostenere il debito pubblico.

A rendere credibile e attuabile il progetto di una macroregione del Nord, autonoma dal punto di vista politico e amministrativo, vi sono due elementi. Da un lato l’omogeneità, cioè l’unità organica – dal punto di vista geopolitico e socioeconomico – delle comunità volontarie territoriali della valle del Po. E dall’altro l’esigenza di una revisione dell’istituto regionale, figlio di una cultura istituzionale e amministrativa di matrice ottocentesca che ha fatto il suo tempo: troppo piccolo per avere politiche ambiziose, troppo grande per avere un rapporto diretto con i cittadini. Oggi, di fronte al cupio dissolvi dello Stato nazionale, burocratico e accentratore, s’impongono le grandi unità regionali. Che non hanno nulla a che vedere con le regioni previste in una Costituzione concepita per quello Stato che sta morendo e che, nella sua deriva, trascina con sé anche la Carta e le vecchie Regioni.

Qui ci troviamo di fronte – è questa la grande novità – a unità macroregionali che rappresentano il vero antidoto alla crisi economica e alle perverse dinamiche della globalizzazione. Se prima la dicotomia era quella tra Stato e mercato, adesso essa ha mutato di segno ed è quella tra comunità territoriali e mercato globale. Comunità territoriali che devono essere messe nelle condizioni – oltre l’oggettiva crisi, determinata dai processi di globalizzazione, in cui si dibatte lo Stato – di sviluppare un’azione autonoma nel contesto internazionale in forza del paradigma glocal.

La macroregione del Nord è una comunità di destino; non è un’invenzione politica, è piuttosto una realtà, che riemerge con forza. È dunque ineluttabile che vada a finire così, cioè che nasca la macroregione del Nord, atto politico che risolve le contraddizioni della storia. Bene ha fatto però il neo segretario della Lega, Roberto Maroni, a inchiodare tutti alle proprie responsabilità, di fronte al dibattito di questi giorni. Riconoscere l’esistenza della Questione settentrionale e auspicare la nascita di una macroregione del Nord, intesa come realtà politica e amministrativa, oggi non basta più. Bisogna farla. È il momento di agire, di far seguire alle parole i fatti.



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COMMENTI
14/08/2012 - macroregione vs federalismo (francesco taddei)

sono convinto che il federalismo fiscale consenta alle lepri di camminare insieme alle tartarughe senza essere frenate, poichè concilia rigore e solidarietà. Con una macroregione si farebbe di tutto per non dirsi italiani. Sì sono fazioso, credo ancora in un'Italia unita.

 
14/08/2012 - Glocal - Complessità (giuseppe ravalli)

Non posseggo gli utensili e la competenza del prof. Galli, però credo che quanto da Lui affermato sia l'unica via d'uscita, indolore e Premiante. Parole come "leghismo culturale" (vedi più sopra commento Taddei) sono stucchevoli e faziose. Oggi dobbiamo essere Glocali, ovvero valorizzare localmente rafforzando le virtuosità territoriali per essere in grado di competere Globalmente (SWOT-ASA). Inoltre l'universalismo (basato su apoplanesi) non è la soluzione, tenere legati allo stesso giogo una lepre e una tartaruga non funziona più. Dobbiamo comprendere che il nostro è un territorio complesso dove le differenze sono molte e all'interno delle regioni vi sono molte comunità, ciascuna con le sue peculiarità Strutturali e Relazionali. Pertanto voler tenere tutti dentro un unico sistema produttivo fa male a tutti e non agevola nessuno. Ma come! parliamo tutti i giorni di diversità e che dobbiamo comprendere il diverso (colui che immigrato si trova sul nostro territorio e quindi deve essere compreso e integrato salvaguardandone le sue "tradizioni" xché altrimenti prevarichiamo e colonizziamo culturalmente) e poi non riusciamo a comprendere quali sono le diversità delle singole nostre comunità locali e che per tenerle insieme diventa indispensabile fornire a ciascuno le proprie lenti così da poter leggere in maniera nitida senza sfuocature il proprio percorso di Crescita! Sono ovviamente favorevole alla Macroregione del Nord e RINGRAZIO il prof. Galli per il prezioso contributo.

 
14/08/2012 - d'accordo con il commento precedente (francesco taddei)

Sono contrario alla macroregione! la comunità di destino si realizza con un'idea di giustizia sociale e il federalismo sin qui approvato in parte ne risponde: a ognuno il suo e solidarietà, senza frenare chi può andare più veloce. la macroregione spezza l'italia senza se e senza ma(essendo poi un territorio grande come l'austria), poi con il leghismo culturale che c'è da vent'anni alla fine questa istituzione vivrebbe di sentimenti anti-italiani.

 
14/08/2012 - Sì ma anche no (Alberto Consorteria)

Non sono del tutto convinto: forse c'è una comunità d'interessi, non di destino. Comunque, così com'è, non va. Il Piemonte ha conquistato il Sud e ha mandato i suoi prefetti. Oggi, tramite il feudalesimo delle raccomandazioni, romani, napoletani e siciliani hanno in mano 3/4 dei lavori pubblici. Vediamo con che risultati... Qualcosa va fatto.