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Politica

LEGHISMI/ Galli (politologo): come "spaccare" l'Italia senza far danni

Secondo STEFANO BRUNO GALLI, politologo, l'idea di una macroregione del Nord non è un'invenzione politica, ma una realtà: la sola comunità di destino che può salvarci da una sorte greca

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L’idea di una macroregione del Nord è – senza dubbio – assai seducente. E tuttavia, contrariamente a quel che potrebbe apparire dal dibattito di questi giorni, è un’idea antica, che risale alle origini della Repubblica. In quanto tale, rappresenta un elemento costante della storia che, come un torrente carsico, riemerge circa ogni quarto di secolo. Proprio per ciò è una delle grandi aporie – vale a dire delle contraddizioni originarie – dello Stato repubblicano, è lo specchio fedele in cui si riverbera la Questione settentrionale.

All’indomani della Liberazione, il 27 aprile 1945, un gruppo di giovani dell’Università Cattolica di Milano guidati dal professor Tommaso Zerbi organizzarono il movimento del Cisalpino. Movimento che si rifaceva – nel nome – al manifesto elaborato da Carlo Cattaneo all’inizio delle Cinque Giornate di Milano, nel 1848, auspicando la nascita di una Repubblica lombarda (cisalpina, appunto), Stato autonomo e libero, democratico e indipendente.

Il Cisalpino del secondo immediato dopoguerra nasceva per contrastare l’ottuso nazionalismo fascista e per tutelare gli interessi dell’Italia settentrionale, già allora considerata una «vacca da mungere», come scrivevano. Secondo i cisalpini, una repubblica federale sarebbe stata la risposta più efficace a questa realtà, nell’intimo convincimento che la vera democrazia si può realizzare solo ricorrendo all’autonomia e all’autogoverno delle comunità volontarie territoriali. La repubblica federale che proponevano era concepita su base cantonale, secondo il modello elvetico, con la costituzione di un Cantone cisalpino – che era poi la macroregione del Nord di cui si dibatte oggi – comprendente tutta la valle del Po.

Il 6 novembre 1975, alla fine del proprio mandato, il primo presidente della Regione Emilia-Romagna, l’esponente del Partito comunista Guido Fanti (scomparso di recente), rilasciò un’intervista a La Stampa di Torino. Proponeva la stipula di un accordo permanente tra Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia, con il deliberato obiettivo di fronteggiare la crisi economica in atto, attraverso l’adozione di politiche coordinate e la programmazione strategica dello sviluppo di un’area geografica ed economica circoscritta alle regioni che si affacciano sul Po. Per uscire dalla crisi, secondo Fanti, era necessario andare oltre le strutture del vecchio Stato burocratico e accentratore, per fondare un nuovo Stato fortemente decentrato su base macroregionale – ai confini del federalismo realizzato – e così valorizzare le risorse economiche e produttive territoriali.

Anche il comunista Fanti pensava dunque alla macroregione del Nord. Alla sua proposta politica non mancò di replicare, sulle colonne del Corriere della Sera, il professore della Cattolica di Milano Gianfranco Miglio. Che trovava persuasiva e fondata l’idea di una macroregione del Nord, autonoma dal punto di vista politico e amministrativo. Ricordava i tempi del Cisalpino – movimento al quale, giovanissimo, aveva aderito anche lui – e definiva «inevitabile» la nascita di una macroregione padana, per una serie di ragioni di natura storica, politica e istituzionale, a cominciare dalla «pietosa» esperienza dello Stato unitario, che dal punto di vista burocratico e amministrativo ha sempre funzionato poco e male.


COMMENTI
14/08/2012 - macroregione vs federalismo (francesco taddei)

sono convinto che il federalismo fiscale consenta alle lepri di camminare insieme alle tartarughe senza essere frenate, poichè concilia rigore e solidarietà. Con una macroregione si farebbe di tutto per non dirsi italiani. Sì sono fazioso, credo ancora in un'Italia unita.

 
14/08/2012 - Glocal - Complessità (giuseppe ravalli)

Non posseggo gli utensili e la competenza del prof. Galli, però credo che quanto da Lui affermato sia l'unica via d'uscita, indolore e Premiante. Parole come "leghismo culturale" (vedi più sopra commento Taddei) sono stucchevoli e faziose. Oggi dobbiamo essere Glocali, ovvero valorizzare localmente rafforzando le virtuosità territoriali per essere in grado di competere Globalmente (SWOT-ASA). Inoltre l'universalismo (basato su apoplanesi) non è la soluzione, tenere legati allo stesso giogo una lepre e una tartaruga non funziona più. Dobbiamo comprendere che il nostro è un territorio complesso dove le differenze sono molte e all'interno delle regioni vi sono molte comunità, ciascuna con le sue peculiarità Strutturali e Relazionali. Pertanto voler tenere tutti dentro un unico sistema produttivo fa male a tutti e non agevola nessuno. Ma come! parliamo tutti i giorni di diversità e che dobbiamo comprendere il diverso (colui che immigrato si trova sul nostro territorio e quindi deve essere compreso e integrato salvaguardandone le sue "tradizioni" xché altrimenti prevarichiamo e colonizziamo culturalmente) e poi non riusciamo a comprendere quali sono le diversità delle singole nostre comunità locali e che per tenerle insieme diventa indispensabile fornire a ciascuno le proprie lenti così da poter leggere in maniera nitida senza sfuocature il proprio percorso di Crescita! Sono ovviamente favorevole alla Macroregione del Nord e RINGRAZIO il prof. Galli per il prezioso contributo.

 
14/08/2012 - d'accordo con il commento precedente (francesco taddei)

Sono contrario alla macroregione! la comunità di destino si realizza con un'idea di giustizia sociale e il federalismo sin qui approvato in parte ne risponde: a ognuno il suo e solidarietà, senza frenare chi può andare più veloce. la macroregione spezza l'italia senza se e senza ma(essendo poi un territorio grande come l'austria), poi con il leghismo culturale che c'è da vent'anni alla fine questa istituzione vivrebbe di sentimenti anti-italiani.

 
14/08/2012 - Sì ma anche no (Alberto Consorteria)

Non sono del tutto convinto: forse c'è una comunità d'interessi, non di destino. Comunque, così com'è, non va. Il Piemonte ha conquistato il Sud e ha mandato i suoi prefetti. Oggi, tramite il feudalesimo delle raccomandazioni, romani, napoletani e siciliani hanno in mano 3/4 dei lavori pubblici. Vediamo con che risultati... Qualcosa va fatto.