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LETTERA/ Binetti: una proposta per sfidare la Casta

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Qualcosa di simile viene in mente pensando a certe compagnie low cost, che ottengono profitti invidiabili gestite in modo snello, senza gli accessori che attualmente la maggioranza dei viaggiatori non può più permettersi, tanto più se giovani e spiantati. Eppure Windjet fallisce, perché rifiutato da un mastodonte come Alitalia, concepita con standard diversi, come conviene a una compagnia di bandiera, che ha target diversi, storia diversa e pure è stata diversamente aiutata in tempi di risorse generose. Perché non mettere intorno a uno stesso tavolo intelligenze nuove, nuova creatività per immaginare una spending review in cui i giovani laureati costruiscano un futuro per loro e per i loro coetanei, contando su di un forte impegno personale per far funzionare le cose. Abbiamo bisogno di un nuovo miracolo italiano, coerente con il nostro stile di pensiero e di azione; c’è un made in Italy anche a livello dei modelli industriali che va riscoperto. Ma il nuovo miracolo italiano ha bisogno di un pensatoio nuovo, originale, creativo.

La proposta allora è quella di sfidare il sistema complessivo di tutte le caste, mettendo in pista giovani talenti da affiancare ai tavoli istituzionali che si apriranno già dal primo settembre, ponendo loro domande molto precise. 

Solo a titolo di esempio: Lavoro & salute. Quali misure per la prevenzione, ma anche quali misure per la reingegnerizzazione del sistema, quali interventi per riparare i danni prodotti alla vita di tanta gente. Lavoro & modelli organizzativi: come tutelare il core business di un’azienda riducendo drasticamente non solo gli sprechi, ma anche servizi accessori, ormai improponibili.

È una proposta che facciamo al Capo del Governo e al ministro Passera, su cui si concentrano gli sguardi preoccupati dell’intero Paese: servono posti di lavoro, più di quanto non servano alchimie politiche vagamente rassicuranti. 
A settembre è sugli indici di disoccupazione che gli italiani misureranno la loro speranza di futuro, per questo bisogna uscire da quegli stessi schemi che si sono rivelati obsoleti. Colpa sì della politica, ma guai a illudersi che sia solo questo.

La proposta – insisto – è quella di invitare almeno una parte della nostra “migliore gioventù” per dare vita a veri tavoli di lavoro da affiancare a quelli istituzionali, per giovani capaci, con un contratto a breve termine: fino alla fine della legislatura. Potranno fare una esperienza preziosa. 

Non è poco dare una risposta alle loro famiglie, che hanno investito con sacrificio personale risorse ingenti per aiutare i propri figli a concludere positivamente i loro studi e ora assistono sgomenti allo spreco di tanta ricchezza. Proprio perché "l'etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarietà sociale", come appunto ha ricordato appena due giorni fa il Cardinal Bagnasco.

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