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Politica

LETTERA/ Binetti: una proposta per sfidare la Casta

Le cronache di questi giorni sono avare di buone notizie, ma fin da ora si dovrebbero scorgere le basi di futuri programmi da condividere tra le diverse forze politiche. PAOLA BINETTI

Immagine d'archivio (Infophoto)Immagine d'archivio (Infophoto)

Le cronache di questi giorni sono decisamente avare di buone notizie, ma proprio nella  consapevolezza delle crescenti difficoltà che il Paese attraversa si dovrebbero scorgere le basi di futuri programmi da condividere tra le diverse forze politiche fin da ora. L’obiettivo è quello di non lasciare solo l’esecutivo alla ripresa dei lavori parlamentari. Abdicare a questa funzione per il Parlamento ridursi al ruolo (ormai indigesto a tutti) di chi si limita a decretare con un sì o con un no la propria fiducia al governo, senza riuscire a entrare nel merito delle questioni. 

Eppure un diverso spirito di collaborazione tra di noi, e non solo con il governo, potrebbe anticipare il cambio di rotta che il Paese chiede alla politica.

Solo pochi giorni fa il Cardinal Bagnasco ha rivolto a tutti, ma forse con una sottolineatura speciale proprio ai cattolici, un forte richiamo all’identità cristiana e alla coscienza di questa identità, e ha aggiunto:… La Chiesa fa il suo dovere accanto alla gente e dà loro voce …. Anche oggi ascolta l’ansia dei lavoratori che sono in apprensione per l’occupazione, di tanti giovani che non riescono a entrare nella società che produce e dà loro voce senza populismi, con umiltà …”. E proprio in continuità con quell’appello vorrei suggerire “umilmente” una proposta al governo per la prossima ripresa dei lavori dell’esecutivo.

Penso in concreto a tre dati che mi hanno particolarmente colpito in questa ultima settimana: a) il numero spropositato di giovani laureati disoccupati: oltre il 40%, mentre il recente decreto sulla spending review ha deciso di raddoppiare le tasse dei fuori corso; b) la chiusura dell’ILVA, con la rimozione del commissario appena nominato; c) l’interruzione delle trattative tra Alitalia e Windjet, con il duplice smacco di avere viaggiatori inferociti e nuovi disoccupati. 
Tre fatti scelti proprio per la reciproca estraneità, mentre sono spie di uno stesso fenomeno. Ed è su questa comune radice dei problemi che si articola la mia proposta, sulla quale vorrei poter immaginare un’ampia convergenza.

Non c’è alcun dubbio che una delle sfide più forti del futuro sarà dettata proprio dalla necessità di garantire il diritto alla salute delle persone con un cambiamento radicale dei modelli di lavoro finora utilizzati. Alla evidente malafede che ha accompagnato la storia di alcune aziende, penso ad esempio alla drammatica produzione dell’amianto e al suo utilizzo in flagrante contraddizione con i più elementari diritti umani, si sta fortunatamente contrapponendo una diversa consapevolezza dei rischi che certe tecniche di produzione industriale hanno per la salute delle persone che lavorano in quelle aziende o più semplicemente vivono nel territorio che circonda le aziende stesse. Sono sfide nuove, che impongono una molteplicità di interventi che investono, medici, ingegneri, chimici e fisici, economisti, tecnici ambientali, ecc..

Sono le sfide del nostro tempo per una nuova cultura industriale che solo nuove generazioni di esperti sono in grado di immaginare capovolgendo radicalmente tecniche e modelli di produzione utilizzati finora. Serve un nuovo modo di pensare, nuove intelligenze che potrebbero essere individuate in quella schiera di neo-laureati condannati all’inerzia proprio in un momento in cui ci sarebbe urgente necessità della loro creatività imprenditoriale.