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PD/ Il "papello" dei democratici per dividersi le poltrone

All’interno del Pd sembrano ormai tutti convinti di poter uscire facilmente vincitori dalle prossime elezioni politiche. Secondo Il Foglio si starebbero anche dividendo le poltrone

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All’interno del Partito Democratico sembrano ormai tutti convinti di poter uscire facilmente vincitori dalle prossime elezioni politiche. La certezza sembra essere così già radicata da spingere i vertici del partito a spartirsi in anticipo poltrone e incarichi in vista di un prossimo e vicino governo di centrosinistra. E’ quanto sostiene Il Foglio di ieri. A rendere noto il cosiddetto “papello del Pd”, un breve elenco scritto da un anonimo dirigente del partito: “Primo: Bersani (Chigi-Economia). Secondo: Veltroni (Camera). Terzo: D’Alema (Esteri, Commissario Europeo). Quarto: Bindi (Vicepremier). Quinto: Letta (Sviluppo). Sesto: Franceschini (Segretario)”. “Quelli che leggi – si legge sull’articolo pubblicato da Il Foglio - sono i nomi che compongono il ‘patto di sindacato del Pd’, e quelli che invece leggi tra parentesi sono gli incarichi offerti o richiesti in vista del 2013: presidenza della Camera; ministro degli Esteri, o Commissario europeo; vicepresidenza del Consiglio; ministero dello Sviluppo; segreteria del partito. In alcuni casi si tratta di promesse esplicite, in altri casi di semplici richieste, in altri casi ancora di singole offerte”. “Sembra di vivere all’interno di una specie di ‘congresso di Vienna’ in servizio permanente effettivo – prosegue l'articolo un congresso cioè in cui la regola, come nel primo Dopoguerra, sembra essere quella di agire sullo spirito del ‘Conservare progredendo’ e in cui ovviamente i ‘big’, in questo contesto, hanno interesse a mantenere certi equilibri e a non mettere in discussione alcune rendite di posizione”. E’ poi sempre Il Foglio a riportare le dichiarazioni del senatore Pd Enrico Morando, secondo cui “effettivamente un patto di sindacato tra le anime forti del Pd oggigiorno è una realtà che sarebbe da ipocriti negare. E’ vero che qualcuno nel nostro partito in queste settimane non ha fatto mistero di considerare le primarie quasi un ostacolo sulla via del 2013, ma non credo che quello delle primarie sia un appuntamento che possa essere ‘sconvocato’, e sono convinto che alla fine si faranno”. Detto questo, continua Morando, “non c’è dubbio che le primarie saranno il momento in cui risulterà chiaro quanto forte è questo patto tra gli azionisti del Pd. E sarà chiaro perché di fronte a proposte diverse e di fronte a schemi alternativi sarebbe naturale vedere gli azionisti di maggioranza del Pd appoggiare il candidato con le idee più simili alle proprie”.