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IDEE/ Ricordare De Gasperi per scoprire la cura ai guai dell'Italia

Pubblicazione:venerdì 17 agosto 2012

(Infophoto) (Infophoto)

Sul piano della memoria di quegli anni, di una memoria pensata, in relazione poi alle difficoltà che stiamo vivendo, l’occasione trentina dovrebbe far comprendere a tutti la reticenza che ha toccato non solo gli ex-democristiani di tutti gli schieramenti, ma prima ancora tutti i cultori della politica, preoccupati, nel migliore dei casi, di interpretare forse soprattutto la pancia di un Paese, più che la testa e il cuore di una tradizione di solidarietà e di pubbliche responsabilità. Non ci può essere futuro, ce lo possiamo dire, senza memoria.

L'esempio riguarda una questione mai chiarita, relativa proprio al ruolo di De Gasperi e alla difficile eredità degasperiana, tema ancora attuale, visti, di tanto in tanto, i richiami al suo nome da parte di questa o quella forza politica: penso qui all'impulso soprattutto fanfaniano che ha dato vita a una DC debole rispetto alle sirene “stataliste” (una delle “male bestie” denunciate da don Sturzo: le altre due erano la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico); sirene che hanno portato alla compenetrazione tra partito e Stato, all'economia mista, alla forte presenza pubblica nel panorama economico-sociale, sino ai primi anni Novanta. Debolezza che ha prodotto, come controcanto, un'idea di solidarietà non centrata sul principio di responsabilità. Di qui la vittoria del fatalismo assistenzialista che è il vero male radicale della Pubblica amministrazione e di gran parte della quotidiana consuetudine di vita soprattutto del Sud del nostro Paese, come dimostrano episodi quasi quotidiani. Il grande debito pubblico, quindi, come conseguenza di questa stagione!

Ecco, ricordare De Gasperi significa prendere a cuore un tema aperto di allora e di oggi, e cercare di capire come se ne possa uscire, al di là degli slogan e delle facili battute. Le quali servono forse a prendere voti, ma non a risolvere i problemi sul tappeto. Senso cioè dello Stato, percezione, in altre parole, del primato del bene comune sugli interessi individuali o di gruppo.



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