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Politica

INTERCETTAZIONI/ Sansonetti: ha ragione Monti, mettiamo un limite alla magistratura

Antonio Ingroia (Infophoto)Antonio Ingroia (Infophoto)

Benissimo, ma prima di fare tutto questo bisogna fare l’amnistia, che è la prima riforma della giustizia che va fatta. Poi possiamo mettere mano a tutto il resto.

Perché reagisce così?

Perché stiamo parlando di giustizia. E la riforma della giustizia dovrebbe prevedere al primo posto l’amnistia, al secondo le intercettazioni e al terzo la riforma del codice penale. Tutto il resto viene dopo.

Sarà d’accordo il ministro della giustizia Severino?

Non lo so. Ma ripeto: le priorità sono amnistia, intercettazioni e riforma del codice penale. E sulle intercettazioni ritengo che si stiano verificando degli abusi gravissimi.

La preoccupa la raccolta firme del giornale di Travaglio in difesa delle procure?

Certamente non può peggiorare le cose: lo strapotere della magistratura è mostruoso e il Fatto Quotidiano è l’organo della magistratura. È ovvio che sostenga quel partito lì. Quello che mi preoccupa non sono le firme del Fatto, ma lo strapotere della magistratura.

(Matteo Rigamonti)

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COMMENTI
19/08/2012 - NE SUTOR ULTRA CREPIDAM (celestino ferraro)

Affermare che in democrazia il potere sia un’emanazione esclusiva della politica, che l’ha gestito e gestisce per consenso popolare, sarebbe pleonasmo e una questione di lana caprina. La politica è elaborazione dei partiti, compete ai partiti (in democrazia s’intende) dibattere delle necessità legislative che regolano la vita del Paese e dei cittadini che la esprimono. Ogn’altro intendimento (dal nobile ardire) che tenta di stabilire primogeniture nella gestione del potere, è una tracotanza che fa ingiuria alla democrazia e al popolo che lo detiene. Quale che possa essere l’eterogenesi conseguita per i fini preposti allo scopo. Tutte le sentenze dei nostri Tribunali vengono promulgate “IN NOME DEL POPOLO ITALIANO”. È sufficiente questa semplice motivazione per intendere che il potere non può essere che del POPOLO SOVRANO. Questo, ovviamente, non significa che le cose democratiche siano inamovibili, anche i sovrani assoluti son finiti sulla forca e il popolo continua a gestire il potere con magnanima condiscendenza. Qui giunti è opportuno che “Chi ha orecchie per intendere intenda”: nel rispetto di quella democrazia che lo ha voluto giudice ma non arbitro passionale delle faccende politiche. Faccia il giudice il magistrato vincitore di concorso che l’ha stimato valido per la bisogna, ma non vada oltre i confini che sono precipuamente della politica: non ultra crepidam. Celestino Ferraro