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LEGHISMI/ Galli (politologo): ecco una legge elettorale "federalista"

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

Possiamo dire che l’attuale legge ha funzionato dal punto di vista politico e parlamentare. Basti pensare all’esperienza del governo Prodi contrapposta a quella del governo Berlusconi. Di fronte a coalizioni compatte e coese ha garantito stabilità. 
Il problema di fondo però è quello delle liste bloccate, che producono assemblee di cooptati. Ciò di fatto esclude i cittadini, che non possono incidere nei processi selettivi, e scava un solco profondo tra classe politica e società civile, soprattutto per la modestissima qualità della classe politica.

Secondo lei quale modello si sposa meglio con il quadro politico di questo Paese?

La svolta del maggioritario, alle origini della Seconda repubblica era nella natura delle cose. Il bipartitismo imperfetto che ha caratterizzato l’esperienza politica e parlamentare della Prima repubblica era una sorta di bipolarismo tra Dc e Pci. Il dato di fondo è che, ancora oggi, ci troviamo di fronte a un bipolarismo che non è bipartitico, ma pluripartitico. E con una forte convergenza al centro, una sorta di generalizzata “ansia di centro” riscontrabile tanto nella destra quanto nella sinistra per andare a intercettare i voti moderati che rappresentano l’essenza della cultura politica del Paese. Ma questa dinamica si contrappone allo spirito del maggioritario.

Quali soluzioni si sente di proporre?

Innanzitutto, c'è da dire che il nodo non viene sciolto perché ogni partito ha in mente la sua legge elettorale sulla base di stime numeriche che, in linea di principio, dovrebbero dargli ragione e accreditarlo di più dal punto di vista politico. E così tutto diventa oscuro e nebuloso. 
Passiamo alle proposte. Dei nominati abbiamo già parlato. Il problema della stabilità dell’esecutivo è centrale sin dal “decalogo” di Spadolini dei primi anni Ottanta. In ordine al premio di maggioranza, che sarebbe necessario per consolidare gli esecutivi, bisogna sottolineare con forza che la stabilità è frutto della capacità di governo. Non si ottiene per decreto, ma solo abbandonando le ideologizzazioni e le partitizzazioni dei problemi politici.

Tenendo conto dei tempi ridotti ancora a disposizione della politica, cosa auspica?

Credo che a questo punto sia ragionevole ipotizzare un maggioritario con sbarramento, magari territoriale, e preferenze per la selezione della classe politica allo scopo di rifondare e dare nuova linfa all’istituto della rappresentanza. 
Conoscere in anticipo le coalizioni che si candidano a governare il Paese e anche il nome del futuro Capo del Governo sono due elementi irrinunciabili per il corretto funzionamento del sistema democratico. Ma il tempo è davvero esiguo. E temo che la classe politica, arroccata nell’accordo Pdl-Udc-Pd, voglia andare alle elezioni con questa legge elettorale.



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