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MONTI AL MEETING/ Vittadini: l'Italia? È come nel '48

Pubblicazione:domenica 19 agosto 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 19 agosto 2012, 11.10

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Sta facendo molto per far ottenere credibilità internazionale all’Italia, con un debito pubblico del 120%, una speculazione finanziaria internazionale contro, partner europei come la Germania che sono tornati nazionalisti come nell’ ‘800, una situazione interna bloccata da gravissime divisioni, lacerazioni, confusione di compiti spesso anche fra istituzioni (vedi ad esempio la questione dell’Ilva di Taranto o il conflitto tra presidenza della Repubblica e giudici di Palermo). Certo, ci sono luci e ombre, c’è troppa resistenza a tagliare la spesa pubblica e alcuni provvedimenti sono troppo statalisti. Ma aspettiamo di vedere cosa verrà fatto ancora.

 

Nell’attuale governo c’è una discreta presenza di cattolici. Si è sentita la loro presenza?

 

Sottolineare il ruolo dei cattolici come fanno molti, vuol dire metterli in una riserva indiana e perdere di vista che ciò che conta è la capacità di dare un contributo alla risoluzione dei problemi. E questa è la prerogativa di un buon politico, cattolico o no. Poi sono certo consapevole che una persona di fede è più educata a tenere conto di tutti i fattori, con equilibro, positività, costruttività.

 

Per il futuro prossimo quale scenario si prospetta e quale auspica?

 

Io rimango dell’idea che abbiamo bisogno di anni in cui formulare una nuova Costituente e mettere le basi comuni per un nuovo sviluppo, secondo un accordo tra le forze riformiste. Penso infatti che siamo in una emergenza nazionale come nel ’48. La Germania d’altra parte per risollevarsi ha accettato per alcuni anni una coabitazione al governo tra socialdemocratici e democristiani. L’Italia sta andando in serie B, con il rischio di impoverirsi e rendere ancora più drammatica la situazione di quella parte di popolazione già in difficoltà. Mi spaventa che nella prossima competizione elettorale si fronteggino un fronte popolare veterostatalista e così allargato da contenere posizioni davvero inconciliabili e quindi non possono abilitarlo a governare, e un centrodestra senza contenuti che riproponga vecchie personalità e vecchie formule. Senza contare poi le strumentalizzazioni mediatico-giudiziarie. Quando avremo ricreato un assetto tale da competere nel mondo, potremo rivedere il sistema, sperando che non debba esserci imposto da fuori come è avvenuto per la Grecia. E non è una questione di formule, ma di sostanza.

 

Per quel che riguarda il Movimento, partendo dalla lettera di Carròn a Repubblica, va ripensato l’impegno politico? È vero come dice qualcuno che Cl sta virando verso una scelta religiosa?

 

La lettera di Carròn ripropone quello che è da sempre lo scopo di Cl: educare alla fede e ricorda quello che Giussani disse all’assemblea della DC lombarda ad Assago nel ’87 cioè che la politica deve avere la funzione di valorizzare le formazioni sociali che nascono dall’iniziativa delle persone per il bene comune. Inoltre ci ricorda quanto Giussani ha detto molte volte fin dal 76: il metodo del movimento è la presenza. Quindi l’errore da non fare è quello di perseguire un’egemonia. In questo senso chi appartiene al movimento e si occupa di politica svolge un suo percorso personale che non identifica il compito del movimento. Questo non vuol dire incidere di meno sulla vita sociale, perché il vero cambiamento avviene “dal basso”, dall’iniziativa e dall’educazione della gente, più che da un impegno partitico. Altro che scelta religiosa!



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COMMENTI
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