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MONTI/ 1. Folli: un messaggio di speranza

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Mario Monti al Meeting di Rimini 2012 (Infophoto)  Mario Monti al Meeting di Rimini 2012 (Infophoto)

«Se l’anno scorso, intervenendo al Meeting di Comunione e Liberazione, il Capo dello Stato aveva sollecitato la politica a recuperare quello “slancio morale” che ha segnato le fasi cruciali della nostra storia, da Rimini ieri è giunto un messaggio di speranza per il Paese». Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore, inizia così la sua riflessione sull’incontro inaugurale della XXXIII edizione del Meeting di Rimini che ha visto la partecipazione del presidente del Consiglio, Mario Monti. «L’Italia è ancora davanti a un bivio e la politica in questi mesi non ha saputo fare abbastanza per rinnovarsi. Credo che guardare ai segnali di ripresa che già ci sono sia ciò di cui oggi abbiamo più bisogno. I giovani possono favorire lo sviluppo economico e culturale e sono in grado di rinnovare la politica se la loro iniziativa non viene ostacolata. L’intervento di Monti e il messaggio di Napolitano hanno valorizzato l’intuizione del Meeting. Vedremo se il seme darà frutto».

Premiare la crescita che nasce dal basso, togliere lacci e laccioli che limitano la volontà, il merito, le idee. La linea indicata ieri da Giorgio Vittadini è rintracciabile nell’azione del governo Monti?

Si tratta di inoltrarsi su terreni inconsueti se non inediti per la mentalità di questo Paese. Per questo i passi fatti possono sembrare fin troppo timidi. Credo però che questo governo stia procedendo in questa direzione con una sensibilità maggiore rispetto a quella di chi l’ha preceduto.
Lo stesso riferimento al soft power che l’Italia può esercitare nel mondo, unito a una maggiore attenzione dell’esecutivo sul tema della sussidiarietà, mi portano a dire che, anche se non si intravede ancora un disegno complessivo, le tessere del mosaico iniziano a potersi contare.

Sul piano politico il premier ha usato la parola “miracolo” per definire l’alleanza Pd-Pdl-Udc che sostiene il suo governo. Un riconoscimento importante alla responsabilità che si è assunta la politica?

Non è scontato che le forze che si sono combattute per anni si siano ritrovate, sostenendo anche scelte impopolari e dolorose. Forse non è proprio quella “coesione nazionale” in grado di costituire una solida cornice delle politiche di governo di cui avremmo bisogno, ma credo che sia stato giusto aver dato atto di questo risultato alla classe politica.
Mi è sembrata poi un’indicazione chiara per il futuro. Fino a quando non usciremo dalla crisi non possiamo permetterci infatti che questa confluenza venga meno.

Il rischio che l’avvicinarsi del voto ci riporti alla rissa tra opposti schieramenti è alto?

Una campagna elettorale “tradizionale”, nel senso peggiore del termine, potrebbe pericolosamente mettere fine al “miracolo”. Come ha sottolineato però il presidente del Consiglio, qualche motivo di ottimismo c’è. Il Paese non vive più nell’illusione e il fatto di dover camminare sul terreno obbligato delle scelte europee offre qualche garanzia in più.

A questo proposito, Monti ha sottolineato il rischio che l’euro possa diventare un fattore di disgregazione, in una fase in cui alcune forze politiche sembrano tentate dall’idea di cavalcare la protesta contro la moneta unica.



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COMMENTI
20/08/2012 - Fuori dal tunnel, sì, forse, anzi no? (Carlo Cerofolini)

Al Meeting di CL Monti, fra l'altro, ha dichiarato di vedere la fine della crisi, anche se ancora ci vorrà tempo (e te pareva). Ciò detto ma questo Monti non è lo stesso Monti che non molto tempo fa – subito dopo aver fatto fare a noi i salvifici (sic), in realtà dannosi e inutili, “compiti a casa” Ue - diceva cose identiche, salvo poi vedere salire lo spread a circa 550 - che però secondo lui con Berlusconi sarebbe salito a 1.200 (bum) - e con l’Italia in forte recessione e in progress? Siccome però verba volant ma Facta (Luigi) manent, forse sarebbe bene che chi ci (s)governa si ricordasse anche che Hitler salì al potere grazie alle troppe tasse e alla recessione.