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LEGA NORD/ Quelle epurazioni maroniane che sanno tanto di scissione

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Maroni e Reguzzoni (Infophoto)  Maroni e Reguzzoni (Infophoto)

“Qui ci fanno fuori ad uno ad uno”, ha detto uno dei parlamentari cerchisti. Ed è questo stillicidio che fa salire le quotazioni della nascita di una corrente, manca solo un nome efficace per renderla riconoscibile, come fu quello dei “barbari sognanti”, scippato dall’ex ministro dell’interno allo scrittore trestino d’inizio Novecento Scipio Slataper.

Viene da chiedersi quale sia la strategia che ha in testa il groppo dirigente varato da Bobo Maroni, se sia cioè felice o meno dell’ipotesi di una minoranza interna,  Viene anche da chiedersi se – all’opposto – non preferirebbe addirittura una scissione, così da azzerare il dissenso e avere mani liberi nella costruzione della sua Lega 2.0. “Chi non è d’accordo si accomodi fuori”, ha ripetuto più volte, ma sinora di espulsioni non se ne sono viste.

In parecchi incitano l’ex titolare del Viminale a proseguire spedito, lui per ora è parso prudente, anche se solo nei confronti di Bossi ha fatto mosse che evitassero la rottura, perché di un simbolo dei genere sente di avere ancora bisogno, non può permettersi di regalarlo agli avversari interni, perché sarebbe come firmare la propria condanna a morte.

Gli impegni di settembre saranno decisivi. Le ampolle alle sorgenti del Po sono ormai consegnate agli archivi, al massimo sarà Borghezio a fare una scampagnata a Pian del Re. E con l’ampolla finisce in soffitta anche il rito del raduno di Venezia. Ci sarà una festa in Veneto, ma non nella città lagunare.
Lui lavora ad organizzare gli Stati generali della Padania, il 28 ed il 29 settembre al Lingotto di Torino. Ci vorrebbe il meglio dell’economia delle regioni settentrionali, ha invitato anche il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi.

Sarà invitato anche il governo, se accetterà di partecipare. E intanto lancia dalla Sardegna – e non più da ponte di Legno la federazione dei movimenti autonomisti.
Ma la vera battaglia d’autunno della Lega sarà contro l’euro, nella speranza di trovare un modo per lanciare una consultazione referendaria contro la moneta unica europea. Strada tutta in salita, ma gli esperti sono al lavoro. Più politica, insomma, e meno identità. Bisogna vedere se questa ricetta piacerà alla base del Carroccio.



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