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LEGGE ELETTORALE/ Pasquino: meglio affidarsi ai modelli esteri che creare un Porcellinum

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Dello sbarramento dico che ha una sua logica, cerca cioè d’impedire la frammentazione partitica. Però bisogna che sia davvero nazionale, cioè uno sbarramento del 5% su scala nazionale. A me dispiace per la Lega, ma non si possono favorire i partiti localistici. La Lega poi non avrà problemi a superare uno sbarramento del 5%. Deve essere equo lo sbarramento, non disegnato per favorire o sfavorire qualcuno.

La Lega ha avanzato una sua proposta di legge elettorale. Secondo Calderoli, un premio di maggioranza per le coalizioni che riescono a raggiungere il 45% dei voti, in modo da avere il 55% dei seggi. Se nessuna coalizione dovesse farcela, verrebbe dato un “premio di aggregabilità” del 5% per il primo partito.

Questa proposta mi pare comprensibile e per un certo senso persino condivisibile. Una quota del 45% mi sembra molto alta, anche perché secondo me nessuna delle due coalizioni ci arriva. Però se la logica è dare il premio in modo che questo premio produca una maggioranza assoluta, condivido la logica. Capisco anche che la Lega ritenga a questo punto di essere assolutamente indispensabile per il centrodestra e si farà fare ponti d’oro per entrare nella coalizione. Ma va bene, perché tanto poi la parola definitiva spetterà agli elettori.

In conclusione, lei che legge elettorale ha in mente?

Guardi, ci sono in Europa leggi elettorali che funzionano benissimo come quella tedesca, quella francese e in un certo modo anche quella svedese, una legge proporzionale chiamiamola di tipo scandinavo. Allora io dico: perché invece di fare questi ragionamenti bizzarri non si decide di prendere una legge elettorale che funziona già?



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COMMENTI
25/08/2012 - Modelli stranieri (Vittorio Cionini)

Mi piace l'idea di adottare leggi elettorali già collaudate e funzionanti in altri paesi ad esempio la Svezia. Però farei un passo in più: facciamo anche votare gli svedesi al posto nostro. Con le tecnologie di oggi sarebbe semplicissimo e sicuramente dirompente nello stagno melmoso della nostra politica. Vittorio Cionini