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LEGGE ELETTORALE/ 2. Sacconi (Pdl): sì, la facciamo ma poi tocca alla Costituzione

MAURIZIO SACCONI dice: bisogna rafforzare l'esecutivo e riequilibrare i poteri mettendo fine all'anomalia giudiziaria italiana. E le elezioni si giocheranno sui temi come famiglia e vita

Maurizio Sacconi (Infophoto) Maurizio Sacconi (Infophoto)

«La consapevolezza che si debba realizzare una riforma elettorale, corrispondendo a una domanda profonda che emerge dalla società, è ormai evidente». L’ex ministro Maurizio Sacconi torna sul tema della legge elettorale e sul tanto chiacchierato accordo tra Pd e Pdl. Da quanto filtra, la direzione sembra comunque chiara. Un proporzionale con un premio di maggioranza da attribuire al primo partito, uno sbarramento piuttosto consistente e i collegi (non le preferenze) per riavvicinare i cittadini agli elettori. «Credo che una riforma che colleghi maggiormente la società con i propri rappresentanti sia certamente positiva – spiega Sacconi a IlSussidiario.net –. Si potrebbe in questo modo completare quel percorso che ha affermato il primato della società sulle stesse istituzioni e che ha caratterizzato il berlusconismo».

 

Il premio di maggioranza al partito secondo lei può limitare la tendenza alla formazione di “coalizioni arlecchino” incapaci poi di governare?

 

Il sistema elettorale deve sempre riflettere la realtà del confronto politico. In questi anni è emersa la necessità di evitare che componenti minori e radicali condizionino eccessivamente le rispettive coalizioni e di catalizzare i voti su due grandi soggetti politici. Uno dei quali, tra l’altro, si porrà in modo sempre più chiaro come rappresentante dei valori della tradizione. Orgogliosamente conservatore quindi, ma anche modernizzatore circa i modi di declinare questi valori nella realtà che cambia.

 

Dalle principali forze politiche emerge quindi la volontà di chiudere in fretta la trattativa?

 

L’accordo sulla legge elettorale è una minima dimensione comune che sarebbe bello poter arricchire con altri aspetti che possono riguardare il superamento della fragilità politico-istituzionale del Paese. Mi riferisco a quelle riforme costituzionali cha hanno senso in quanto condivise: dal rafforzamento dell’esecutivo, al riequilibrio tra i poteri, superando così quell’anomalia giudiziaria, che oggi mi sembra venga largamente riconosciuta. Questa base condivisa può consentire l’alternarsi non traumatico di forze politiche di coalizioni diverse, dato che i temi fortemente divisivi restano altri.

 

A cosa si riferisce?


COMMENTI
26/08/2012 - legge elettorale/2 (roberto cagnoni)

I collegi uninominali sono la vera alternativa al voto di preferenza. I partiti presentano un candidato in un collegio. Chi vince in quel collegio va in Parlamento. I candidati non possono contare solo su lobby ristrette per vincere il seggio, come nel caso del voto di preferenza, ma devono cercare consensi tra tutti gli elettori del collegio. Sono la soluzione di gran lunga migliore per favorire un rapporto più stretto tra elettori ed eletti