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BAGNASCO/ Ostellino: solo la Chiesa può difenderci dalla politica

Pubblicazione:giovedì 30 agosto 2012

Card. Angelo Bagnasco (InfoPhoto) Card. Angelo Bagnasco (InfoPhoto)

L’entità delle incertezze e dei loro effetti sul tessuto collettivo è di gran lunga superiore a quella che politici ed economisti pensavano di aver definito; mentre buona parte di essi si ostina nel credere che poche ricette saranno sufficienti a salvarci dalla crisi, il capo della Cei, il cardinal Angelo Bagnasco, ha prospettato un quadro decisamente più drammatico. Secondo il vescovo di Genova, infatti, nella prassi economica la logica del profitto si è ormai sostituita pressoché ovunque alla ricerca del bene dell’uomo mentre, sul fronte politico, la ricerca del consenso ha prodotto il prevalere di interessi settari e distorti. Le conseguenze di tutto ciò, «sono devastanti e la società si sfalda», ha dichiarato nell’omelia in occasione dell’apparizione della Madonna della Guardia. Secondo il cardinale, quindi, «è l'ora di una solidarietà lungimirante, dell'assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell'economia e del lavoro, della rifondazione della politica e della partecipazione, della riforma dello Stato». Le valutazioni di Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera.

Perché, secondo lei, in via del tutto inedita, il presidente della Cei si è spinto a chiedere la riforma dello Stato?

Se interpreto le parole di Bagnasco secondo il mio sentire liberale, credo che non si possa fare altro che giungere ad una conclusione: lo Stato va riformato perché è molto meno laico della Chiesa. Essa, infatti, sostiene e introduce il libero arbitrio e la responsabilità individuale. Ciascuno è libero di peccare. Ne pagherà le conseguenze. Lo Stato, invece, cerca di mettere la tassa sulle bevande gassate nel tentativo di eliminare il “peccato” stesso. La riforma auspicata dal capo della Cei credo che consista, quindi, nel riposizionamento dell’individuo al centro; nient’altro, cioè, che la riproposta del messaggio cristiano.

Eppure, qualsivoglia riforma, tanto meno quella dello Stato, è ben lungi dall’essere realizzata. Ieri, tanto per cambiare, dalla riunione del Comitato ristretto sulla legge elettorale è emerso l’ennesimo nulla di fatto. Cosa manca ai partiti per pronunciarsi sul minimo indispensabile?


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