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INTERCETTAZIONI NAPOLITANO/ Caldarola: il vero scandalo è che non furono distrutte

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La polemica infuria e in molti si accingono a gridare all’ennesimo scandalo. Da mesi, ormai, si parla delle intercettazioni delle conversazioni private tra il capo dello Stato e Nicola Mancino, ministro dell’interno nel ’92 e attualmente indagato dalla Procura di Palermo per falsa testimonianza nell’ambito della presunta trattativa Stato-mafia; ora, il settimanale Panorama ha ricostruito le dichiarazioni rese da Napolitano in quelle intercettazioni, riassumendone il contenuto. L’inquilino del Colle, stando all’articolo di Giovanni Fasanella, avrebbe espresso giudizi tutt’altro che lusinghieri su Berlusconi, su Di Pietro e sulla Procura di Palermo. Del primo, avrebbe detto che ha rovinato l’immagine internazionale dell’Italia. Del secondo, che con il suo giustizialismo ha contribuito a impedire l’instaurarsi di una sana cultura garantista. Della terza, avrebbe giudicato alcuni pm che ne fanno parte inopportuni, denunciandone l’apparato di fiancheggiamento mediatico. Ebbene, dove sta lo scandalo? Peppino Caldarola, giornalista e profondo conoscitore della sinistra italiana, interpellato da ilSussidiario.net, afferma: «In questa vicenda, due cose appaino chiare: per mesi ci hanno propinato il fatto che Napolitano stava cercando di sabotare le indagini sulla trattativa mentre, ormai, è chiaro a tutti che le conversazioni con Mancino si riferivano a impressioni del tutto personali. Secondo Ingroia, la pubblicazione delle intercettazioni, rappresenta un ricatto al capo dello Stato. Vorrei ricordare, tuttavia, che tutto nasce dal fatto che era stato lui stesso e disporre tali intercettazioni e a decidere di non distruggerle nonostante avrebbe dovuto farlo». In ogni caso, anche prendendo in considerazione ciò che è stato effettivamente detto, non c’è nulla di cui stupirsi particolarmente. «Come non è uno scandalo la frase terribile forse pronunciata da Berlusconi sulla signora Merkel, così dobbiamo ricordare che nelle conversazioni private anche i leader politici e gli uomini dello Stato hanno il diritto di potersi esprimere come se si trovassero di fronte ad un bicchiere di whiskey. Salvo, ovviamente, che le loro affermazioni non facciano riferimento a reati o a comportamenti contrari all’interesse nazionale. Ma, per il resto, non è pensabile che un uomo di Stato non abbia opinioni su concorrenti o amici».


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