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LEGGE ELETTORALE/ Pasquino: vi spiego la strategia di Berlusconi

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Tante parole ma pochi fatti. La fumata nera dal Comitato ristretto della commissione Affari costituzionali del Senato, incaricato di mettere a punto un testo base di riforma elettorale da proporre all'Aula, rinvia il tutto al prossimo 5 settembre. In attesa di quel giorno la trattativa continua e, tra annunci e smentite, si sussurra che un accordo sia già stato raggiunto: premio di maggioranza al partito del 15%, collegi più grandi di quelli proposti inizialmente e soglia di sbarramento al 5% alla Camera. La presunta intesa, però, faticherebbe a trasformarsi in realtà a causa di un ostacolo chiamato Berlusconi, spaventato dal fatto che, una volta approvata la riforma, si possa andare al voto anticipato. Ipotesi che il Pdl intende assolutamente evitare per guadagnare tempo e sistemare diversi aspetti che all’interno del partito ancora non vanno come dovrebbero. IlSussidiario.net ha chiesto un giudizio a Gianfranco Pasquino, docente di Analisi delle istituzioni politiche presso l’Università di Bologna.

Professore, come mai ancora non si è giunti a un accordo? 

Semplicemente perché non sono stati affrontati i punti strutturali della discussione, fondamentali per poter arrivare a un accordo sulla legge elettorale. Si parla di intese, una settimana fa sembrava tutto deciso, ma in realtà siamo ancora al punto di partenza. Se si va avanti così un accordo definitivo non arriverà mai.

Come mai?

Perché l’unico obiettivo è quello di trarre il maggior numero di vantaggi di partito o al massimo di coalizione, senza pensare che invece la legge elettorale dovrà servire a tutti gli schieramenti e coalizioni, non solo in vista delle elezioni del 2013. Chi si trova attualmente al tavolo a discutere di legge elettorale crede di essere più intelligente del resto del mondo, quando in realtà risulta essere solamente più manipolatore.

Quale crede sia la soluzione?

Come ho già detto in passato, si dovrebbe scegliere un sistema elettorale già esistente, già utilizzato in un altro Paese e che abbia dato buone prove di sé. E in Europa ce ne sono almeno tre.

Quali?

Innanzitutto quello francese, a doppio turno di collegio uninominale. Poi quello tedesco, un proporzionale non puro, come ho sentito spesso dire, ma corretto da una soglia di sbarramento del 5%. Infine quello svedese, un sistema elettorale proporzionale molto buono ugualmente con una soglia di accesso al Parlamento del 4%. Se ci troviamo di fronte a sistemi elettorali che hanno realmente funzionato, come mai coloro che devono decidere in Italia credono di essere più intelligenti dei francesi, dei tedeschi e degli svedesi? Risposta: non lo sono.

Sembra però che alcuni accordi già esistano: secondo lei cosa ostacola la loro ufficialità?

Vedo essenzialmente due ostacoli: il primo è rappresentato dal fatto che evidentemente i presunti accordi presi scontentano qualche potenziale alleato, mentre il secondo consiste nel timore di ritrovarsi in una situazione in cui, una volta raggiunto l’accordo, si arrivi allo scioglimento anticipato delle Camere; il che, tuttavia, non sarebbe automaticamente determinato dall’esistenza di una nuova legge elettorale.

Crede sia possibile ipotizzare Berlusconi come terzo ostacolo, spaventato dal fatto che si possa andare anticipatamente alle urne una volta approvata la riforma?


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