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MANI PULITE/ Quello che le "rivelazioni" di Di Pietro non dicono

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Antonio Di Pietro (Infophoto)  Antonio Di Pietro (Infophoto)

Il problema che si pone oggi, però, è diverso. E' naturalmente importante ricostruire storicamente quel periodo e accertare una parte di verità nascosta. Ma è ancora più importante comprendere chi si sia mosso per ridurre l'Italia in questo stato di marginalità politica e probabilmente anche economica. Tutte le volte che si riparla del 1992 italiano si fa un riferimento al “Britannia”. La questione viene posta anche a Di Pietro. Ma l'impressione è che questo panfilo reale “Britannia” sia solo uno “specchietto per le allodole”. In realtà, il collasso della “prima repubblica” fu anche il collasso del sistema industriale italiano in un'economia mista, con una grande presenza dello Stato in settori strategici dell'economia. Fu nel periodo di “mani pulite” che si consumò,  frettolosamente e talvolta inspiegabilmente, un processo di privatizzazioni che non risolse i veri problemi del Paese. Fu in quel periodo che in prigione, attraverso la carcerazione preventiva, finirono tanti manager di Stato che venivano da ottime scuole di formazione, da grandi enti come Eni, Iri, Efim. Quelle privatizzazioni fatte in modo confuso, pasticciato, spesso in modo non trasparente (come ha recentemente documentato la Corte dei conti) fruttarono allo Stato italiano circa duecentomila miliardi di lire. Il fatto più strano di tutta quell'operazione fu che la percentuale dell'1 o forse dell'1,5% di quelle grandi operazioni di privatizzazione (fatte in fretta e furia) andò alle banche d'affari anglosassoni, soprattutto americane.

Come spiegava “gola profonda” a un cronista della Washington Post nel film di Alan Pakula Tutti gli uomini del presidente: “Segua la pista dei soldi “. Chissà che non sia un suggerimento utile anche per comprendere, in tutte le sue implicazioni, anche la famosa inchiesta di “mani pulite”.  Chissà che non si trovi un filo per comprendere quella stagione di “passione morale” che rivoltò come “un calzino l'Italia”. Usando, magari, quella “scoperta dell'acqua calda” nel momento giusto e al posto giusto. Piccolo particolare da aggiungere. Ma perché quella dichiarazione di Bartholomew, quasi in punto di morte, arriva dopo tanto tempo?



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